giovedì, Dicembre 11, 2025
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    Anna, la serie tv di Niccolò Ammaniti

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    Anna è una società distopica senza adulti, una Sicilia distopica senza adulti; zona di caccia di animali selvatici e non, spazio vergine dove il regno vegetale prende il sopravvento, fiaba nera dove gli unici protagonisti restano i bambini, l’infanzia nella sua essenza che, forse, a noi è ancora del tutto sconosciuta, che dimentichiamo, rimuoviamo per seguire regole e ordini di una società governata da adulti.

    L’infanzia non edulcorata, infanti che devono solo sopravvivere, organizzarsi in una nuove struttura comunitaria e politica, scegliere o essere dominati da un capo, oppure ricercare la propria individualità, l’essere cane sciolto, formare il potere di pochi: l’oligarchia in cima a un vulcano.

    Anna è l’eroina che si avvicina alla pubertà, alla Rossa, malattia terribile e devastante che non lascia scampo, che segna il solco fra quello che eri e quello che potresti diventare, ma non sarai.

    La Rossa inizia dalla pelle, deturpandola, arrossandola, macchiandola, facendola diventare un campo secco da grattare. La Rossa, poi, continua la sua strada nei polmoni, con la tosse, rendendo difficile il respiro, procurando il dolore, arroventando l’aria.

    Anna, tratta dal romanzo di Ammaniti del 2015

    A ogni puntata, prima della stupenda canzone di Cristina Donà “Settembre”, Ammaniti e la produzione Sky, avvisano che la serie è tratta dallo stesso romanzo di Ammaniti del 2015, e che l’epidemia da Covid è scoppiata sei mesi dopo l’inizio delle riprese, quasi a voler dire: no, una cosa così non ce la saremo mai aspettata nella realtà, era solo finzione, una storia.

    Storia che vede Anna, ormai alle soglie dell’adolescenza e, quindi, della malattia, crescere e proteggere il fratellastro Astor. Lo fa aiutandosi con il quaderno delle cose importanti, scritto dalla madre, poco prima di morire.

    La sua eredità, il suo biglietto sicuro per il futuro: come capire cosa mangiare, come vivere in una casa lontana da tutto e tutti, come prendersi cura del proprio cadavere.

    Anna, allontanandosi spesso da casa per procurare del cibo, responsabilizza Astor, aiutandolo anche a crescere più velocemente, ma l’incontro con i Blu, una comunità di bambini, lo farà allontanare dalla sorella.

    Inizia così l’avventura di Anna, che dovrà ritrovare il fratello, riacquistare la sua fiducia e pensare a una nuova vita.

    La strada dell’eroina sarà dissestata: verrà catturata, imprigionata, torturata, quasi condotta alla morte; ma riuscirà anche ad innamorarsi di Pietro, un ragazzo solitario che vive sullo sponde di un laghetto, e che accompagnerà in cima all’Etna, ormai alla fine della sua vita, per vedere le anime di chi fugge da quella terra di dolore.

    Anna e Angelica

    Anna incontrerà la sua nemesi: Angelica.

    Capo unico e supremo dei Blu, venerata come una divinità, assoluta maestra di vita, di intrattenimento e di morte di centinaia di orfane e orfani.

    Angelica, bambina cresciuta a reality show, che confonde la vita reale con le prove di valore, di attitudine, di forza, con le prove di sopravvivenza alle quali costringe le sue vittime: afferrare la corda al volo in un cantiere abbandonato, saper cantare e ballare in maniera perfetta di fronte a una giuria di adolescenti ormai condannati.

    Angelica amerà Anna di un amore sensuale e tiranno, ma allo stesso tempo puro. Puro come l’abito da sposa che le farà indossare nella serata dedicata al sacrifico della Picciriduna, la grande bambina, l’adulta risparmiata dal virus perché diversa.

    Ammaniti e la co-sceneggiatrice Francesca Manieri creano delle vere e proprie gallerie di immagini, che attraversano i sei episodi della miniserie.

    Immagini che stridono con la miseria e l’orrore: cavalli bianchi cavalcati a pelo da bambini dipinti di blu, migliaia di vestiti colorati a coprire la sporcizia, i cadaveri lasciati per strada, adolescenti dipinti di bianco e intrisi di Rossa che si camuffano, diventano maschere messicane che sbeffeggiano e onorano la morte, elefanti in riva al mare che richiamano, subito, a una poetica sorrentiniana, fino all’ultima immagine, quella della salvezza possibile, di un futuro che, forse, esiste ancora.

    In questa Sicilia barocca e feroce alla Golding, Ammaniti racconta la storia di una società collassata, che ha reso letale il diventare grandi, la perdita dell’innocenza che, però, forse non è mai stata tale.

    Era solo finzione, come le storie che si raccontano, come le favole bianche.

     

     

    Francesca Piovesan

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