giovedì, Dicembre 11, 2025
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    Come aiutare le donne vittime di violenza. Intervista alla psicoterapeuta Marina Pisetzky

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    La violenza è una malattia lenta e feroce che pervade una società, la fa marcire dall’interno, dalle parti più nascoste e più intime degli habitus dove non ci si aspetterebbe la sua presenza. E più è civilizzata una società, più le forme di violenza diventano subdole, complesse, ramificate. Per questo motivo è di fondamentale importanza la presenza di figure professionali che si occupano, con competenze sempre maggiori e altissimi gradi di empatia, del supporto alle vittime e della individuazione dei carnefici, nonché delle possibilità che ci sono di poter tutelare entrambi che, ciascuno a suo modo e nella diversità opposta delle loro responsabilità, ha bisogno di aiuto. Abbiamo intervistato la psicologa e psicoterapeuta Marina Pisetzky, impegnata contro la violenza sulle donne.

    Il Codice Rosa

    Ci racconti della tua esperienza come collaboratrice del Centro contro la violenza sulle donne di Roma?

    Il Codice Rosa nasce come struttura all’interno degli ospedali con spazi riservati dedicati alle donne che hanno fatto accesso al PS. È un complesso di interventi integrati con operatori specializzati che vengono attivati in parallelo al triage di PS, così da garantire una “corsia veloce”. Viene istituito nel 2008 in collaborazione con il servizio sociale e il personale di PS dell’Ospedale Umberto I. Le donne che accedono al codice rosa sono donne perlopiù intercettate al PS e non sempre arrivano avendo maturato una chiara richiesta di fuoriuscita dalla violenza.

    È importante ascoltare la donna, comprendere le sue necessità e fare una prima analisi della domanda, che non sempre al primo incontro risulta chiara, rispettando i suoi tempi e la sua capacità di elaborazione del vissuto traumatico.

    Ogni donna ha bisogno di percorsi individualizzati e l’obiettivo del servizio Emergenza Codice Rosa è quello di fornire l’intervento più idoneo attraverso l’attivazione di un piano progettuale d’emergenza, che prevede:

    percorsi celeri e dedicati di diagnosi e cura;

    interventi psico-sociali;

    segnalazione alle forze dell’ordine, Tribunali, Servizi Sociali territoriali;

    collocazione in strutture protette.

    Nell’intervento Codice Rosa la donna riceve inoltre la consulenza per una reale uscita dalla violenza e il sostegno legale delle avvocate dell’ufficio legale di Differenza Donna. Nei casi in cui si renda necessario, viene garantita una ospitalità di emergenza a breve termine nelle Case Rifugio.

    Quali sono le violenze più ricorrenti e in che ambito si manifestano?

    La violenza di genere si configura con differenti modalità sia fisiche che psicologiche che economiche.

    Violenza fisica è la forma di violenza più chiara e riconoscibile e coinvolge l’uso della forza contro le vittime con conseguenti lesioni. Si parla di abuso fisico anche quando l’abusante ha percosso un paio di volte la partner causando lievi ferite che non necessariamente richiedono una visita in Pronto soccorso.

    Violenza emotiva. La violenza emotiva è causata da persistenti insulti, umiliazioni, critiche che nel tempo possono distruggere il valore che la persona ha di sé. L’abuso emotivo è un particolare tipo di violenza che per molte donne è difficile da consapevolizzare e da denunciare nonostante le ferite psicologiche che ne derivano sono intense e minano l’autostima della donna spesso questo tipo di violenza è associata ad altri (psicologico, fisico economico).

    Con Violenza psicologica si intende l’insieme d’intimidazioni, minacce o comportamenti che incutono paura e che durano nel tempo. A differenza della violenza emotiva che mina prevalentemente l’autostima della donna, la violenza psicologica ha come modalità elettiva la paura e la percezione di sicurezza che la donna ripone in se stessa e negli altri. Spesso la violenza psicologica ed emotiva precedono la violenza fisica.

    La violenza sessuale comprende lo stupro, le molestie, i contatti fisici non graditi, e altri comportamenti che umiliano la donna. Si è vittime di abusi sessuali anche se si è state costrette ad avere rapporti non protetti o dover abortire contro la propria volontà (coercizione riproduttiva).

    Violenza economica. La violenza economica è la meno conosciuta e può assumere diverse forme: ad esempio il partner che non permette alla compagna di lavorare fuori casa. L’abuso economico è molto comune in quelle famiglie in cui c’è un unico partner che gestisce le entrate e le uscite economiche o quando più semplicemente solo uno dei due lavora e l’altro è in una condizione di dipendenza forzata.  Non avendo accesso al denaro se non tramite il partner violento, la vittima si sente completamente in balìa dell’abusante. Questi, infine, potrebbe rifiutare di fornire soldi anche per acquistare i beni di prima necessità o altro ancora. L’abuso economico fa sentire la donna fallita e dipendente e, come le altre forme di abuso, mina il suo valore personale aumentando contemporaneamente l’erronea convinzione di avere bisogno del partner per sopravvivere.

    Stalking si contraddistingue per una condotta a carattere persecutorio e si manifesta attraverso molestie, minacce dirette alla persona e attuate attraverso pedinamenti, messaggi e telefonate.

    Violenza assistita qualsiasi atto di abuso (fisico, psicologico, emotivo, sessuale ed economico) a cui assistono direttamente o indirettamente altre figure adulte o minori che siano significative per la vittima.

    Che ruolo assumono  parenti e gli amici delle vittime e cosa dovrebbero fare per essere di maggiore supporto alle donne che non riescono a difendersi e a denunciare?

    La donna vittima di violenza, spesso, ha paura di parlarne, sia con amici e parenti a volte per vergogna a volte perché viene isolata, svalorizzata, segregata all’interno del rapporto di abuso e non ha la possibilità di esporsi. Se la donna inizia a chiedere aiuto, seppur in maniera velata, è necessario come prima cosa prestare un ascolto empatico non giudicante, rompere l’isolamento è fondamentale. Sostenerla e costruire una rete di solidarietà e aiuto, intorno a lei, non giustificare mai il comportamento violento del partner, ma dandole la piena solidarietà. Evitare di minimizzare il comportamento violento del partner, e rimanendo empaticamente al suo fianco. Non giudicare mai le decisioni anche se non le condividiamo pienamente.

    Cosa può (e deve) fare una donna vittima di violenza?

    È necessario che la donna prenda consapevolezza delle dinamiche violente all’interno della coppia, non sempre ciò risulta facile, la violenza fisica è chiaramente più evidente, per ciò che riguarda la violenza psicologica ed emotiva a volte la donna ha maggiori difficoltà a consapevolizzarla specialmente se vive da molto tempo in una condizione di abuso.

    Bisogna aiutare la donna a diventare maggiormente attiva nel percorso di uscita e ridare fiducia nelle sue capacità che sono state demolite nella relazione con un compagno violento.

    Una donna vittima di violenza che ha già preso consapevolezza della sua situazione può iniziare a chiedere aiuto esterno, contrastare la solitudine è già un primo punto di partenza, poter confrontarsi con altri punti di vista aiuta a comprendere meglio la situazione.

    I centro antiviolenza e l’ assistenza legale

    Informarsi sui propri diritti e sui doveri nei confronti del maltrattante è essenziale. È possibile rivolgersi a i centri antiviolenza o parlare con un avvocato per avere un’idea chiara su come procedere.

    Referto o denuncia quando si subisce una situazione di violenza sia fisica che psicologica è fondamentale farsi refertare al pronto soccorso dichiarando la violenza subita che verrà così scritta “nero su bianco “. Anche gli stati di ansia e di confusione della violenza psicologica possono essere refertati in Ps così da poter decidere di sporgere denuncia entro 90 giorni.

    Nelle situazioni estreme e di pericolo fisico, esistono sul territorio nazionale le case rifugio che danno protezione alle donne e ai figli minori.

    Ci parli della subdola relazione psicologica tra l’essere vittima di violenza e il provare vergogna per questo status che, una volta uscito dalle pareti domestiche, diventa quasi una lettera scarlatta?

    La donna che subisce violenza reiterata spesso è in una condizione dove vi è una riduzione del livello di autostima, e la vergogna per le situazioni umilianti che vive si aggiunge all’umiliazione di dichiarare la propria condizione ad altre persone che vivono in una condizione differente la paura di essere giudicate o non comprese o addirittura additate come cattive madri o cattive mogli. Purtroppo la violenza di genere si fonda su stereotipi che spesso sono duri da sradicare per cui è necessario un cambiamento di mentalità e una capacità di sostenere la donna che subisce violenza sempre e comunque e creare attorno a lei una cortina di sostegno.

    Cosa vorresti dire a una vittima di violenza che non osa confessarlo nemmeno a se stessa?

    Una donna vittima di violenza in famiglia sente inesorabile e indiscutibile il suo destino all’interno della relazione violenta, senza alcuna possibilità di cambiamento. E soprattutto senza alcuna possibilità di poter fare qualcosa per cambiare.

    Il trauma vissuto, spesso per decenni, le ha costrette a creare una totale discrepanza tra la propria esperienza e l’immagine che hanno dovuto plasmare di loro stesse per sopravvivere. Le minacce psicologiche del rapporto violento portano le donne vittime di violenza in famiglia a negare moltissimi aspetti di sé.

    L’unica possibilità che le donne hanno per sopravvivere in questa situazione è indubbiamente l’incongruenza e quindi la negazione e la distorsione della propria esperienza e delle proprie emozioni. Una donna che non osa ammettere la violenza è una donna che ha perso le speranze ed utilizza un sistema di difesa arcaico per proteggersi, quindi è una donna che ha ancora più bisogno di aiuto e sostegno , ed è responsabilità di tutta la società civile aiutare implementando i centri antiviolenza e le possibilità di svincolo per le donne che subiscono violenza.

     

     

    Gisella Blanco

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