Vanessa Ives è un’aristocratica nella Londra della fine dell’Ottocento, ha la pelle diafana e uno sguardo che inchioda. A vestire i panni del caleidoscopico personaggio della serie Penny Dreadful, scritta da John Logan per Showtime e Sky Atlantic, liberamente ispirata a ‘La lega degli straordinari Gentlemen’ di Alan Moore, è l’attrice Eva Green.
Se è vero ciò che scrive Dostoevskij nel romanzo ‘L’idiota’ che la bellezza è un enigma quella di Vanessa/Eva ci propone proprio tale enigma. In lei convivono una grazia eterea e luminosa e la più ambigua e terrificante oscurità, il giorno e la notte, il bene e il male.

Attraversiamo con lei tutte le sfumature dei suoi mutamenti emotivi: la tristezza, la disperazione, la paura e, soprattutto, la forza e l’energia della caparbietà.
Quella che Vanessa affronta nelle tre stagioni della serie è la forsennata lotta tra la sua volontà a restare se stessa, padrona della propria anima, e l’entità demoniaca che vuole rubargliela e fare di lei la sua sposa.
E’ una lotta dilaniante, simbolo di una resistenza estrema e rivoluzionaria. Nel rispetto del principio dualistico che separa materia e spirito il demonio che minaccia Vanessa ha due volti: uno terreno e uno spirituale, evanescente e poliforme.

Vanessa Ives e l’inferno che si attraversa in solitudine
Vanessa non è sola, accanto a lei ci sono altri personaggi, suoi alleati nella guerra contro le imminenti tenebre. Il mondo occulto con tutti i suoi incubi irrompe nella loro vita e sovverte l’ordine di tutte le cose. Tuttavia l’inferno deve essere attraversato in solitudine e Vanessa lo sa.
Così la frase pronunciata nel momento massimo della disperazione ‘e dunque camminiamo da soli’, è l’invito a un viaggio solitario e simbolico, metafora estrema di un accidentato percorso esistenziale, diremo quasi esoterico o ‘iniziatico’.

Dal buio alla luce
Per arrivare alla luce, quindi alla salvezza, Vanessa deve attraversare diversi gradi di ascesa dal buio alla luce, dal basso del sottosuolo delle creature infernali all’alto di una nuova e pacificata dimensione, paradigma dell’ultimo stato di coscienza in cui unirsi a quel ‘Dio’ tanto cercato.
Prima che la luce inondi Vanessa e la strappi per sempre al suo tormento, come nella scena finale con cui si chiude la serie, l’attraversamento dell’oscurità è un passaggio necessario e imprescindibile: ‘la benedetta oscurità’ che dà il titolo all’ultima puntata, quasi un ossimoro.
Il mito cosmogonico
Come nella tradizione di ogni mito cosmogonico la nascita di un nuovo ordine e l’abbattimento definitivo delle tenebre passa attraverso la distruzione e il sacrificio estremo della morte che è liberazione, salvezza e rinascita.
Quella raccontata in Penny Dreadful è una storia di possessione, della lotta tra il bene e il male, di un’apocalittica profezia e molto di più. E’ il racconto dolente e poetico del viaggio dell’uomo verso la radice profonda di se stesso, del confronto con i propri mostri e del recupero di un’unità perduta.
Vanessa non cede ad alcuna promessa e al diavolo che le parla attraverso il burattino che la ritrae come un macabro specchio dirà ‘io so chi sono’.

La poesia salvifica
E’ un viaggio che disorienta, irto di ostacoli ma reso meno impervio dalla poesia, altra protagonista dell’intera serie, balsamo che lenisce, consola e apre squarci di luce.
Forse le creature della notte ci appartengono. Basta solo saperle vedere e penetrare in quelle fitte, profonde e misteriose tenebre.
Eliana Cupiccia



