giovedì, Dicembre 11, 2025
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    Il modo di esprimersi determina il modo di pensare?

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    In copertina il dipinto di René Magritte, Gli Amanti (1928)

     

    Esiste un legame tra pensiero e linguaggio. E, attraverso il pensiero, gli esseri umani si pongono dei modelli di conoscenza e di azione, che creano una rete e delimitano il loro orizzonte, condizionano la visione delle cose e anche il linguaggio.

    Michel Foucault

    Foucault parlava di uno stesso piano, del linguaggio e della matematica, attribuendo, in qualche modo, un relativismo del significato a due dimensioni della precisione. Il rapporto tra le parole e le cose, infatti, è la premessa necessaria per raggiungere la consapevolezza dell’importanza del linguaggio di genere e per rendere visibile il femminile laddove il femminile c’è. E ci sono anche le parole per farlo.

    Si pensi che le sovrastrutture umane sono sede di rappresentazioni, ruoli, luogo degli stereotipi e di tutto l’insieme di configurazioni psicologiche o semantiche che poi vengono riprodotte nei comportamenti umani; il discorso sul linguaggio di genere è conscio di come le configurazioni siano in un rapporto dinamico con la realtà e del fatto che esse costruiscano la realtà stessa, per cui, è possibile modificare alcune distorsioni agendo sul linguaggio.

    Il Costruzionismo sociale

    Questa idea qui – che il linguaggio eserciti un’influenza formativa diretta sui propri pensieri e sugli assunti sul mondo – è centrale per il Costruzionismo sociale,  infatti  «la costruzione sociale è  prodotta dalle interazioni sociali e in particolare dalle interazioni linguistiche» scrive Burr nel 2000; non a caso, il Costruzionismo nasce nella psicologia sociale, e si sviluppa negli anni Ottanta del secolo scorso come nuova visione dei rapporti sociali e della relativa realtà di riferimento.

    L’ipotesi della relatività linguistica

    In linguistica, l’ipotesi di Sapir-Whorf, anche conosciuta come “ipotesi della relatività linguistica”, afferma che lo sviluppo cognitivo di ciascun essere umano è influenzato dalla lingua che parla. Nella sua forma più estrema, questa ipotesi assume che il modo di esprimersi determini il modo di pensare. L’ipotesi prende il nome del linguista e antropologo statunitense di origine tedesca Edward Sapir e del suo allievo Benjamin Lee Whorf .

    Detto in parole povere, strutture diverse del linguaggio condizionano una diversa visione del mondo, per questo agire sul linguaggio significa agire anche sulle disparità sociali.

    Gergen, Kristeva, Foucault, Vivien Burr e Luce Irigaray

    Con Gergen e altri autori, come Kristeva, Foucault, Vivien Burr e Luce Irigaray, il Costruzionismo conosce il suo maggiore sviluppo negli anni Ottanta; i loro studi si rifanno alla corrente Strutturalista e pongono l’attenzione sul linguaggio come fonte di comprensione di sé stessi, sul processo dinamico di costruzione della realtà e sul legame tra sapere e potere. Secondo questo orientamento, infatti, esiste una relazione tra la conoscenza del mondo e i rapporti di potere, nel senso che gli esseri umani sono portati a considerare come giusti e veri i precetti del potere stesso. Sono proprio i gruppi sociali dominanti  a definire ciò che è giusto e sbagliato, ma soprattutto i concetti di femminile e maschile, oltre ai rispettivi ruoli che un uomo e una donna debbano ricoprire all’interno della società.

    Inoltre, ogni essere umano si appropria delle conoscenze o modifica quelle già esistenti attraverso quella che Vivien Burr definisce socializzazione, in riferimento alla gamma di processi attraverso i quali la persona giunge a far propri i comportamenti ritenuti appropriati nella cultura di appartenenza; Burr sottolinea che la socializzazione non ha mai fine, è un processo dinamico e anche in età adulta  la condotta umana è influenzata e modificata dalla società.

    Androcentrismo del linguaggio e della lingua italiana

    Quando si parla di Androcentrismo del linguaggio e della lingua italiana è chiaro che questo esista e non potrebbe essere diversamente, se l’accesso alla cultura, la definizione delle norme linguistiche e di quelle costituzionali, la denominazione di strade, piazze e spazi pubblici sono sempre state  prerogative maschili per lungo tempo.

    D’altronde, come insegna la disciplina sociolinguistica, lingua e società si intersecano e contribuiscono a creare una certa visione del mondo; la visione più diffusa nell’opinione pubblica italiana è ancora oggi che il maschile sia più prestigioso, soprattutto, per quanto riguarda le cariche pubbliche, mentre il femminile “suoni male”, come suona male tutto ciò che è nuovo, al quale l’orecchio non è abituato.

    La maggior parte delle linguiste e dei linguisti fanno notare che nella lingua italiana le connotazioni dei termini femminili provengono dal campo semantico sessuale, o al massimo casalingo, proprio di conseguenza a ruoli rigidi che appartenevano al passato. Si dice ad esempio che una donna “ è rimasta zitella”, mentre un uomo “è uno scapolo (d’oro)”. E così via con altri esempi:

    • Buon uomo – buona donna
    • Un cubista – una cubista
    • Un lupo – una lupa
    • Uno zoccolo – una zoccola
    • Un uomo leggero – una donna leggera
    • Un cane – una cagna

    Polarizzazione semantica

    Quello della “polarizzazione semantica”, è un fenomeno linguistico che fa riflettere su un aspetto spesso sottovalutato che invece – sempre e solo se, il modo di esprimersi determina il modo di pensare – apre un ampia riflessione. Ed è fondamentale che vengano analizzate, corrette ed eliminate le storture che partono dal linguaggio e condizionano la società, compresa la declinazione delle cariche.

    Il femminile dovrebbe esprimersi dal suo nucleo più profondo, nelle sue forme come nel linguaggio. Il concetto stesso di donna, non funzione dell’uomo, né tantomeno uguale all’uomo: il femminile come individualità è quello a cui la società dovrebbe tendere.

     

    Isabella Corrado*

    • Isabella Corrado (1988), di San Giorgio Lucano vive tra Roma e Matera. È laureata in Lettere moderne e specializzata in Filologia Moderna all’Università di Roma Tor Vergata. Ha fondato e dirige Isabella Corrado Agenzia Letteraria. Collabora con diverse case editrici come editor, ed è redattrice di «CriticaLetteraria». Suoi articoli sono presenti sulla rivista accademica «Sinestesie» e altre testate. Ha pubblicato Fame, il suo primo romanzo, edito da Ensemble (2019).

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