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    Mario Morcellini,“L’essenziale è visibile agli occhi” (Editoriale Scientifica)

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     “L’essenziale è visibile agli occhi” 

    Innanzi alla gloria dell’altare di Sant’Ignazio, fondatore dell’ordine dei Gesuiti, presente all’interno della Chiesa del Gesù di Roma, la riflessione pronunciata nel 2018 dal professore Mario Morcellini e riportata nel saggio “L’essenziale è visibile agli occhi” (Editoriale Scientifica, 2021) introduce “una riflessione radicale sulla comunicazione”.

    A partire dall’introduzione di padre Vincenzo D’Adamo, gesuita e rettore della medesima chiesa, si indaga il modo di essere dell’uomo che si divide tra ascendenze contemporanee e aspirazioni universalistiche atemporali.

    Il soggetto nella propria auto-rappresentazione libera nuovi moduli formativi, polifonie di linguaggi, complessità in cui esprime se stesso in forme diversificate, intaccando il potere monologico di chi detiene la fissistica criteriologia interpretativa.

    Soggettività e complessità impongono nuove modalità precettive e cognitive, decentrando il modo in cui viene osservato/ascoltato l’altro in se stessi e se stessi nell’altro”.

    La dimensione comunicativa del Barocco

    Morcellini intende il Barocco gesuitico come la “televisione del suo tempo”, il “teatro del mondo” che sconvolge lo spettatore per l’innovazione delle funzioni della comunicazione e delle arti visive attraverso un “progetto che diventa cruciale come elemento di coerenza e di collegamento fra le parti, entro un uso consapevole e programmatico della retorica”.

    L’arte come valore religioso

    L’arte, insomma, non è solo un veicolo per salvare certi valori religiosi ma è essa stessa un valore religioso (G. C. Argan), strutturato sulla retorica della “persuasione alla salvezza”.

    L’esperienza visiva ed estatica della visione del Barocco, per Morcellini, è paragonabile a quella della “realtà aumentata” in cui è necessario focalizzare l’attenzione sulla “indagine attraverso gli occhi”, sulla consapevolezza della concentrazione visiva e introspettiva che è un passaggio ulteriore, forse addirittura preventivo a quello della comprensione della polisemia contenutistica dell’opera oggetto dello sguardo.

    Gli occhi nel mondo

    Se si interpretano gli occhi come “primo tagliando della conoscenza e della cultura” poiché, come sostiene l’autore “per simbolizzare, gli uomini hanno bisogno di partire da esperienze sensibili, su cui costruire e comparare l’idea e il desiderio del bello, del memorabile e del sublime”, l’esistenza di un “canone interiore” risulta evidente. Per sua stessa ammissione, l’obiettivo della riflessione di Morcellini è di “forzare il politicamente corretto della prova della realtà” che, a suo giudizio, “i moderni impongono su tutto” per soffermarsi sul sentimento religioso.

    Proprio a partire dalla “distorsione” apparente della figuratività barocca, l’autore suggerisce l’intento di tale arte, strettamente collegata alla Compagnia di Gesù, di spronare l’uomo a liberarsi dalla falsità per abbandonarsi all’unica verità coincidente con Dio. Segue una riflessione sull’arte sacra, sulla sua divisività filosofica e sul fatto che “l’arte barocca rappresenta dunque, in qualche misura, la risposta difensiva e polemica della Chiesa cattolica che ha debellato l’eresia”.

    La comunicazione come forma della realtà

    Che la comunicazione produca l’informazione della realtà, la quale si modifica attraverso di essa, è un dato ampiamente condivisibile seppur germinativo di esiti tanto diversi da risultare perfino opposti.

    Secondo l’autore, molti studiosi guardano a questo fenomeno con leggerezza e con l’atteggiamento di non credere che la comunicazione possa avere conseguenze per la cultura ed i valori diffusi ma, forse, questa opinione è il frutto della polarizzazione polemica del costrutto ideologico esposto nel pamphlet in esame che, palesemente, si pone in una prospettiva perlomeno scettica rispetto alla “moderna rivoluzione dei media, all’innovazione tecnologica e ai social network”.

    Esternalizzazione dei valori e dei bisogni di realizzazione individuale 

    La riflessione si basa sulla presunta “esternalizzazione dei valori e dei bisogni di realizzazione individuale incoraggiata dalla comunicazione non solo digitale, così come la spinta alla stimolazione emotiva del soggetto che finisce per stressare coppie etiche fondative quali bene/male, vero/falso, etc”.

    Il rischio di confondere la perdurante presenza di queste coppie etiche, all’interno dell’edificio antropologico, con il significato che vi si attribuisce, figlio del tempo, della cultura e della società in atto, è ciò che identifica nella riflessione di Morcellini la presunta “esternalizzazione dei valori” in una fragilità tipica della contemporaneità e non in una (soltanto una) delle possibilità filosofiche, consce e inconsce, presenti in ogni tempo e variamente manifestate nella storia dell’uomo.

    La convinzione dell’autore che “tutti noi ci aspettiamo benessere e benefit sempre più dalle tecnologie, e sempre meno dagli altri” deriva, con buona probabilità, da uno scetticismo molto forte verso le nuove tecnologie, ipoteticamente responsabili della “saturazione relazionale della comunicazione”, capace addirittura di rendere l’identità soggettiva più debole.

    Internet

    E’ piuttosto verosimile l’ipotesi che l’allargamento della comunicazione via internet celi in sé dei rischi per la socialità e la personalità. Tuttavia, è necessario ricordare, a parere di chi scrive, che ogni strumento acquisisce il potere che gli viene dato e che deriva dalla soggettività specifica del singolo fruitore la quale manifesta le sue istanze attraverso i mezzi che ha a disposizione.

    La comunicazione accompagna la crisi

    “L’espropriazione della coscienza”, che tanto spaventa l’autore, deriverebbe dalla laicità della comunicazione contemporanea, secolarizzata e relativista (nell’ipotesi che siano attributi negativi) che si pone contro la tradizione e “troppo spesso non pensa”. Complici le “istituzioni esauste”, secondo Morcellini la comunicazione accompagna la crisi, l’indifferenza e l’insofferenza per la conoscenza.

    La rivoluzione della conversione?

    La proposta dell’autore qui si dispiega in tutta la sua fermezza: ad una “amara modernità” che copre le voci interiori e gli interrogativi esistenziali più profondi si può rispondere solo con la teleologia dell’esercizio spirituale del pensiero.

    Per l’autore,

    “leggere la funzione dei media e delle tecnologie nella modernità in un’ottica etica significa scegliere la postura della polemica e dell’attacco”

    al fine di controbilanciare “l’omologazione irreligiosa che accompagna sbadatamente il clima culturale della modernità in nome del politicamente corretto”. Al “disagio della modernità” si può rispondere “in termini di conversione” per andare controcorrente rispetto alle “ideologie dominanti” a basso “tasso di idealità”.

    La questione metafisica

    Se la questione metafisica non è solo “una promessa da sacerdoti” e cioè una modalità di vivere il presente in termini di alienazione. Forse sarebbe rilevante, a questo punto, domandare e domandarsi quali siano le ideologie effettivamente dominanti (laiche o religiose che siano), che peso abbia la riflessione interioristica contemporanea presente nei credenti come negli atei e quale posizione assumano i valori universali se il relativismo si fa portavoce di inclusività e non di indolenza.

    Si accoglie con entusiasmo l’esortazione a un immancabile approfondimento spirituale. Ben consapevoli, però, che opporsi all’inevitabile avanzamento delle tecnologie potrebbe distrarre dalla necessaria implementazione della consapevolezza sui mezzi di comunicazione che sta alla base di un saggio utilizzo degli stessi.

    La spiritualità, oggi, si mostra nei suoi molteplici sembianti, raccolti in un ideale nuovo “teatro del mondo” in cui, finalmente, ciascuna immagine evocativa sa di essere irrinunciabile.

     

    Gisella Blanco

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