Il nuovo romanzo di Fabio Stassi, Mastro Geppetto, (Sellerio, 2021), ci induce a ridisegnare la favola di Pinocchio mettendo a fuoco la vita di Geppetto. Nel fondo di un paesino, lungo una discesa che porta a valle, in una grotta di tufo c’è la storia di un vecchio falegname, povero, che per la prima volta trova una ragione alla sua esistenza: essere un padre, generatore di vita.
Già dalle prime pagine si sente l’esigenza di abbandonare l’ inestinguibile fiaba del burattino e di mettersi sulle orme di un anziano signore, schernito e offeso dagli abitanti di un piccolo borgo dimenticato tra le creste dell’Appennino, un uomo il quale si lascia sorprendere da un tocco di legno che ride se gli fai il solletico:

«Ho una corteccia dura da catasta, aveva dichiarato ai suoi amici – Mastr’Antonio – ma non è buona neppure per il fuoco. La regalerò a Geppetto. Non va forse dicendo a tutti che solo la legna gli manca? Ma prima gli dirò che è magica, che ride se le fai il solletico, e anche che ha una vocina che non sta mai zitta».
L’esistenza di Mastro Geppetto prende vita
Quel pezzo di corteccia arida e bitorzoluta diventa il seme da dove germoglia tutta la storia e dal quale si rianima la vita di Mastro Geppetto.
Fabio Stassi, nel suo guidarci in modo poetico alla sofferenza dell’essere umano, imbastisce i pezzi di un personaggio realistico riportandoci al cuore delle cose semplici, attraversando il mondo dei dimenticati, degli ultimi, dei disprezzati, smembrando le vicende magiche e simboliche del racconto di Collodi e ripercorrendole con drammatica leggerezza e con visioni rafforzative della realtà.
Il bosco di faggi
Il senso di perdizione e smarrimento di Geppetto conducono il lettore verso un bosco di faggi alla ricerca disperata e parossistica di «una marionetta con i piedi nuovi nuovi e due occhiacci di legno che ti guardavano fin nella coda dell’anima».
Le giornate del povero falegname si riempiono improvvisamente di ostacoli e speranze, lanciando la sua forza al di là di ogni impensabile gesto: Geppetto in una distesa di fiori di ghiaccio, nel freddo del suo calvario solitario di padre, si affievolisce senza cadere nella morte, nella affannosa e smisurata ricerca del su’ figliolo.
È un messaggio di resistenza e coraggio, nonché di sopravvivenza, che porta il pensiero alle stagioni più amare dei nostri antenati, alla povertà più lacerante: «sarebbe stato meglio essere nato cane, pensa Geppetto […] Avrebbe avuto sempre di che mangiare, se non altro».
«Ma le settimane passano e Pinocchio non salta fuori da nessuna parte» e il suo povero padre perde strati di pelle, di vita: smarrisce, nel perpetrarsi della ricerca, le coordinate del suo vagare, l’orientamento dell’esistenza, o meglio, di quel poco fiato che gli rimane. La sua memoria si sbriciola, il suo rapporto con la realtà è ridefinito in una illogica sequenza di avvenimenti. Nella pancia di un Pesce-cane il protagonista si accovaccia per affrontare l’ultimo gesto, lo sguardo terminale di un anziano in avaria. Il romanzo di Stassi diventa il palcoscenico di tematiche sempre attuali in un presunto scenario dell’ottocento: l’ingenuo falegname, soggiogato e deriso per la sua pazzia, assorbe il vago respiro del poeta toscano Dino Campana, il “folle di Marradi”, che, come lui, decide di vivere una vita errabonda: «Pinocchio, lo chiamerò Pinocchio, partiremo domani stesso.
E per andar dove, se posso?
La risposta fu il cerchio del mondo con un dito»
Il romanzo, che non perde mai di vista il personaggio protagonista e che l’autore stesso come un falegname della parola lo intarsia di gioie della nascita e dolori della separazione, è uno scrigno da aprire e scrutare con apertura emotiva.
Serena Mansueto
Fabio Stassi, pluripremiato romanziere, poeta e scrittore per Rai5 de “L’attimo Fuggente – Storie quasi vere di poeti” conclude la narrazione con una chiusura quasi insolita: lo scrittore sigilla il suo componimento congedando il lettore con una lettera irrorata di intimità e rivelazioni sulla persona che più di ogni cosa lo ha ispirato, come un nastro argenteo che chiude un piccolo dono.



