Se la possibilità di visualizzare qualcosa sta all’origine della sua percezione profonda e, in ultima analisi, di quell’atto conoscitivo capace di unire l’immaginazione alla comprensione di un fenomeno, la Mappa immaginaria della poesia contemporanea di Laura Pugno (Il Saggiatore 2021) definisce l’ambizioso obiettivo di poter lavorare sulla formulazione visiva della poesia attuale come “comunità viva”.

Una Mappa nata da tale intuizione, contiene necessariamente una pluralità progressiva di mappe possibili, nel rispetto dell’irriducibilità del fenomeno poetico a definizioni schematiche e all’univocità interpretativa.
Il progetto
Questo progetto inizia con la facoltà, intrinseca alla sua stessa natura, di non finire: si tratta di un work in progress che ha coinvolto molte persone, svariate discipline apparentemente ben lontane dalla letteratura, e una vasta pluralità di idee e di spunti di riflessione.
Laura Pugno, nell’introduzione, specifica che “Non c’è, infatti, in questo lavoro, la rivendicazione della superiorità di un metodo rispetto a un altro, che sia distant reading o close, studio quantitativo o qualitativo: c’è invece il gusto, e il gioco, di mettere insieme i saperi, dalla critica letteraria (Gianluigi Simonetti) alla geografia e all’antropologia (Matteo Meschiari), dalla statistica all’analisi dei dati (Leire Alegrìa Murillo e Jesùs Fidalgo) alla network analysis (Chiara Faggiolani, Lorenzo Verna, Maurizio Vivarelli), con le sue implicazioni di intelligenza artificiale soft, fino alle digital humanities e la lettura dei corpora (Emmanuela Carbé); e chissà, magari in futuro, altri tipi di analisi”.
Le tappe del lavoro
Nel corso della prima edizione di un festival diffuso di poesia e di scrittura presso l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, nel 2018, prende avvio la riflessione, da parte dell’autrice, di come sarebbe stata possibile una Mappa della poesia.
Così, per trovare una soluzione al quesito, viene convocato un gruppo di poete e poeti molto diversi tra loro per origini geografiche, stili poetici, idee ed età: Maria Borio, Mariagrazia Calandrone, Mario De Santis, Maddalena Lotter, Renata Morresi, Vincenzo Ostuni, Luigi Severi, Italo Testa e Gian Mario Villalta.
Sette criteri per la poesia italiana contemporanea
Le scelte operate da questo nucleo di poeti saranno alla base di tutte le successive progressioni del progetto: vengono, infatti, stabiliti i sette parametri che rappresenteranno la poesia italiana contemporanea.
Assertività, Conoscenza, Io, Mondo, Performance e Sperimentazione sono le categorie attraverso cui verrà raccontato e illustrato il fenomeno poetico dei nostri giorni, con l’intenzione di rendere il progetto il più inclusivo possibile ma, al contempo, con la consapevolezza che non sarebbe mai potuto risultare esaustivo.
Nell’impossibilità di una rassegna completa dei poeti italiani, si è valutata l’opportunità di restringere la ricerca alla fascia di età – larga ma non sconfinata – tra i trenta e i sessant’anni: sono emersi più di cento nominativi. La lista non poteva essere l’unica possibile ed erano molteplici i censimenti antologici preesistenti con cui comparare i nomi selezionati.
Col passare del tempo, è stata riunita una giuria più estesa: 46 giurati tra cui i nove già menzionati avrebbero assegnato, per i sette parametri scelti, un valore a ciascuno dei cento poeti da mappare.
L’operazione, avverte Pugno, non contiene giudizi di valore ma è solo descrittiva e ha come obiettivo quello di “tracciare un’immagine di comunità” attraverso un “dato aggregato”.
Non tutti i giurati hanno votato per ciascun poeta, dato che non sarebbe stato possibile immaginare una conoscenza completa di tutti gli autori da parte di ogni votante.
Naturalmente, anche la circostanza per la quale un determinato poeta ha ottenuto poche valutazioni, rappresenta un dato significativo rispetto alla sua ricevibilità tra i lettori: viene, così, introdotta una soglia minima di voti ricevuti per far parte della Mappa. I candidati scendono a 99.
Gli obiettivi della Mappa
Le finalità precise dell’ideazione di questa cartografia della poesia sono ben chiarite da quattro obiettivi che giustificano l’enorme sforzo di chi ha partecipato a costituirla:
- Esplorare la poesia contemporanea;
- Sperimentare la sovrapposizione di poesia e dati;
- Favorire il confronto e la ricerca;
- Avvicinare nuovi lettori attraverso nuove chiavi di accesso.
Molto significativa appare la disamina, operata dai giurati, sul significato da attribuire alle sette categorie scelte per la mappatura.
Tale confronto partecipa della individuazione e della fruizione della Mappa stessa, delineando una molteplicità assortita e convinta di opinioni e di chiavi ermeneutiche: si compone, così, un saggio che affiora dal grembo di un altro saggio, entrambi collegati e in dialogo tra loro ma dotati di autonomia gnoseologica.
Proseguendo la lettura del testo, si incontra una moltitudine di mappe dall’innegabile fascino non soltanto descrittivo-interpretativo ma, soprattutto, artistico, come Pugno ha immaginato sin dall’inizio.
Un’altra occorrenza che affiora dalla progressione di questo lavoro è l’importanza dell’interazione fra le varie categorie, rispetto alla descrizione di ciascun poeta e di ciascun gruppo di poeti analizzati.
Una Mappa senza fine
Superando questa pubblicazione, la Mappa immaginaria della poesia contemporanea desidera proseguire in altri lavori, in altri studi, in altre prospettive ed è consultabile all’indirizzo: www.mappadellapoesia.it.
Il sito mostra, in alto, un celebre aforisma di Wislawa Szymborska:
“Amo le mappe perché dicono bugie”.
Attraverso la realizzazione di queste mappe, emerge una riflessione molto rilevante per la valutazione e la concezione moderna degli ambiti culturali umani: la poesia è in dialogo con le altre branche del sapere, anche con quelle che sembrano più distanti. E lo è non solo come potenziale di rielaborazione letteraria ma, anche, come autonoma ricerca umanistica che descrive e può essere descritta, seppur mai in senso dogmatico e didascalico.
Allo stesso modo, una rete invisibile di interferenze e relazioni lega le società e i loro componenti, i periodi storici e la fenomenologia delle varie civiltà.
La Mappa, in definitiva, offre l’occasione di immaginare una visione d’insieme che, pur non potendo essere completa, suggerisce una prospettiva necessaria nell’era attuale: “la mente si fa paesaggistica, il paesaggio concreto si fa mentale”[1].
L’osservazione dei fenomeni ingenera, sin dall’antichità, una istintiva rielaborazione mentale dell’esperienza attraverso quelle modalità del pensiero che ineriscono la struttura logica delle figure retoriche: l’orientamento naturale dell’uomo nell’ambiente empirico e in quello psichico, in effetti, appare molto affine a quello della creazione poetica.
[1] Matteo Meschiari, “Dreamscapes. Onirogenesi del linguaggio poetico”, saggio incluso nel volume in esame.
Gisella Blanco



