giovedì, Giugno 30, 2022
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    Dario Mannino, Artist Manager per Mamusic. Da musicista a manager.

    Ci sono professioni che uniscono una profonda passione per l’arte, grandi capacità umane e la saggezza dell’intuito, come l’agente musicale. D’altronde si deve ammettere che dietro un grande talento che emerge ce n’ è uno che l’ha scovato, l’ha saputo valorizzare e lo affianca con impegno e costanza. Una figura sempre in viaggio, che ha girato il mondo proprio come l’arte che non ha confini, che cerca di sfuggire alle burocrazie, ai limiti linguistici, alla noia del quotidiano. Abbiamo intervistato Dario Mannino, Artist Manager per Mamusic.

    Che carattere ci vuole per svolgere in modo soddisfacente il tuo lavoro? Quali sono le doti umane che non possono mancare?

    Per affrontare questo lavoro al meglio occorre di sicuro una buona dose di pazienza, base necessaria per tutte le relazioni che si intrecciano nel cammino. Le difficoltà maggiori stanno infatti nel mediare continuamente ogni tipo di aspetto o dettaglio organizzativo che incorre tra i promoter come Festival, Teatri o Rassegne musicali e i singoli artisti che rappresentiamo. Poi non mi sento di codificare una tipologia di carattere ideale per la professione, ma credo che l’essere amichevoli in maniera sincera aiuti davvero in tutti gli aspetti che affrontiamo ogni giorno. Infine bisogna essere multitasking e sapersi adeguare a qualsiasi situazione.

    Raccontaci dei tuoi viaggi, quanto gratificano il professionista e mettono a dura prova l’uomo con una vita privata. Qual è il costo emotivo di una vita in cui si è sempre fuori casa e con il trolley 24h sempre a portata di mano?

    Negli ultimi dieci anni ho davvero viaggiato in mezzo mondo. Ho avuto modo di visitare tutte le principali capitali europee e anche alcune fuori continente. A seconda del tipo di impegno, è un lavoro che ti permette anche di godere delle bellezze e della cultura locali, ma in alcuni casi gli orari sono molto stretti e quindi per seguire al meglio gli artisti durante le prove si rischia di visitare solamente la stazione dei treni e il teatro di una determinata città. Non è un tipo di vita adatto a tutti, perché bisogna essere pronti a partire in ogni momento relativamente agli impegni con orari a volte terribili, coincidenze complicate e roba simile.

    Quindi gestire una relazione privata può essere molto difficile se dalla tua non hai il giusto partner, cosa di cui non posso davvero lamentarmi.

    C’è una esperienza professionale che hai vissuto e che ti è rimasta impressa, una situazione strana, difficile, buffa o aberrante che non dimenticherai mai?

    È accaduto qualche anno fa a Firenze durante il concerto sinfonico al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Eravamo nel back stage con uno dei miei direttori d’orchestra, pronto a salire sul podio per dirigere la famosa compagine fiorentina. Ormai a quaranta minuti dall’inizio del concerto, il direttore si gira verso di me e dice: “Dario, non vorrei dirtelo, ma mi sa che ho dimenticato a casa (non in albergo, ma in Germania!) le mie scarpe eleganti da concerto”. Panico improvviso.

    Non ci penso due minuti e mi fiondo a casa (a quel tempo per fortuna vivevo proprio a Firenze) e vado a prendere le mie scarpe nere da concerto. Torno indietro e riusciamo nel miracolo di salvare l’eleganza del direttore in questione, almeno per quella sera. Morale: ancora aspetto di avere indietro quel paio di scarpe.

    Con quale artista molto noto hai avuto il piacere di collaborare?

    Prima di entrare in Mamusic, ho lavorato per quasi due anni con l’agenzia di Andrea Bocelli e dunque ho avuto modo di incontrare il celebre cantante diverse volte, ma tanti sono gli artisti famosi con i quali ho collaborato in passato, come Zucchero Fornaciari, José Carreras, e recentemente Stefano Bollani, giusto per citare dei nomi che possono essere più conosciuti. Poi diversi artisti famosi nell’ambito classico e inoltre ho la fortuna tutt’ora di lavorare a tempo pieno per alcuni direttori d’orchestra e solisti di livello internazionale come Wayne Marshall, Timothy Brock, Kristjan Jarvi, Richard Galliano, Gilles Apap e Nicola Benedetti.

    Hai anche un passato da violinista: ti manca la possibilità di suonare il tuo violino? Continui a farlo privatamente?

    Sì, a volte mi manca il mio strumento. Purtroppo dopo il diploma al conservatorio ho suonato professionalmente per soli tre anni, partecipando anche al lavoro di alcune orchestre sinfoniche. Al termine di quel periodo è iniziato subito il vortice dell’organizzazione dello spettacolo dal vivo che letteralmente risucchia tutte le tue energie, e quindi il poter suonare lo strumento rimane davvero un’occasione intima e personale, appunto privata come sottolinei tu. Ma mai dire mai, forse in futuro potrei anche riprendere il violino in braccio in maniera più continuativa.

     

    Il tuo sembra un lavoro svolto soprattutto da uomini: secondo te da cosa dipende? Le cose, in tal senso, possono cambiare?

    Forse questa affermazione poteva essere vera fino agli anni ’80-’90. Ma negli ultimi 25 anni le cose sono gradualmente cambiate e adesso ci sono tantissime colleghe donne, specialmente nel settore dedicato all’opera lirica. Inoltre ci sono tantissime figure femminili presso teatri e festival che svolgono un lavoro dirigenziale e di primaria importanza.

     

    Un giovane che ha il desiderio di fare il tuo lavoro, può ancora riuscirci con successo? Cosa vorresti dire a chi ha questa aspirazione ma si lascia scoraggiare dalla difficoltà di un’epoca in cui è difficile guadagnare con l’arte?

    È possibile, certo.  Bisogna avere una formazione solida alla base e scegliere una delle laurea del settore e se possibile anche fare un master in management dello spettacolo dal vivo.

    Anche se poi, come in tutti i settori, l’esperienza maggiore e più formativa la si fa sul campo. Dunque posso consigliare ai giovanissimi di buttarsi nel vivo del settore, chiedendo di fare stage presso agenzie e teatri. Non è facile guadagnare nel settore artistico, ma una volta raggiunto un buon livello c’è spazio per tutti e bisogna continuamente combattere per modificare e migliorare le leggi dello spettacolo, soprattutto in Italia, ma questo è un argomento che meriterebbe maggiore spazio di discussione.

    Forse questa affermazione poteva essere vera fino agli anni ’80-’90. Ma negli ultimi 25 anni le cose sono gradualmente cambiate e adesso ci sono tantissime colleghe donne, specialmente nel settore dedicato all’Opera lirica, inoltre ci sono tantissime figure femminili presso Teatri e Festival che svolgono un lavoro dirigenziale e di primaria importanza.

     

     

     

    Gisella Blanco

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