giovedì, Giugno 30, 2022
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    Intervista a Antonio Fiori, I Poeti del Sogno, (InSchibboleth)

    Indagando con curiosità e ironia le accattivanti suggestioni dell’eteronimia in poesia, abbiamo pensato di intervistare Antonio Fiori che con l’antologia, I Poeti del Sogno, ( InSchibboleth edizioni ), è riuscito a scrivere al posto di alcune donne, benché immaginarie e immaginate, senza sottrarre loro né voce né dignità di temi e argomentazioni.

    Un esito opposto (e di grande valore sia letterario che concettuale) a quello che, troppo spesso, si manifesta nella società e, cioè, il cosiddetto mansplaining, gli uomini che si sostituiscono indebitamente alle donne in contesti discorsivi che competono a queste uniche. Che ben vengano uomini capaci di esaltare l’altra metà del cielo, perfino attraverso la parola poetica.

     

    I poeti del Sogno

     

    Nell’antologia “I poeti del sogno”, edita da InSchibboleth, compaiono poesie che, nell’ambito di questa finzione letteraria, sono composte da poete. Ce ne parli?

    Mi sono posto il problema, per la verità, non in fase ideativa ma al momento concreto di iniziare a costruire il profilo biografico della prima autrice.

    Ci ho pensato però solo qualche minuto e ho deciso che avrei giudicato il buon esito solo alla fine. Ma mi resi poi conto che sarebbe stato pur sempre il giudizio di un uomo, poco attendibile dunque, e inoltre viziato dal fatto di essere autoriale, parzialissimo.

    Nacquero così, senza troppe remore, come credo un po’ accada al romanziere, le mie cinque poete, a cui ho cercato di dare personalità abbastanza diverse. L’unico tratto comune forse è un certo orgoglio di donna e di scrittrice. Molte amiche, in seguito, mi hanno confortato sulla riuscita e credibilità ‘femminile’ di queste autrici immaginarie.

    Certo, all’inizio ho corso qualche rischio. Da ragazzo, in un test psicologico pubblicato su un settimanale allora in voga – test rivolto a uomini e donne indifferentemente – si pretendeva di dedurre dalle risposte se il lettore avesse una personalità maschile, femminile o androgina. Ricordo perfettamente che – a vent’anni – risultai con personalità femminile.

    Chissà che non sia per questa ragione che ho potuto, senza gran merito e fatica, costruire cinque vite di donne e le relative poesie: Estella Ruiz Blanco, Olga Taraskova, Silvestra Bonetti, Irma Indovina e Marianna Concordia.

     

    Poesia maschile e Poesia femminile

     

    Secondo te, c’è differenza tra poesia maschile e femminile nell’età contemporanea?

    Non è facile rispondere a questa domanda: da un lato la sessualità, il tipo di ostacoli e discriminazioni, la psicologia, le scelte sulla maternità non sono interscambiabili con quelle analoghe maschili.

    Dall’altro però le sofferenze, per malattia, lutto, separazioni, e le gioie, per amore, per traguardi raggiunti, per esperienze artistiche,  sono sostanzialmente assimilabili.

    E allora, sia le peculiarità che il comune sentire, si avvertono nella poesia delle donne, che però – superato il doveroso periodo della rivendicazione di genere (antologie tutte al femminile, premi e circoli riservati, categorie specifiche nel giudizio critico) – deve ormai trovare pari dignità e ospitalità nel mondo editoriale e della critica letteraria, senza più dover rivendicare spazi in base al genere, bensì solo in base alla qualità.

     

    Poesia femminile contemporanea

     

    Essendo un ottimo, attento e sensibile lettore, oltre che autore di poesia, quali sono, secondo te, i pregi e i difetti della poesia femminile contemporanea?

    I pregi sono tanti: lucidità e severità nella narrazione e nella autoanalisi, capacità evocativa del verso, memoria lunga degli eventi biografici, coraggio nel decidere, sia nella vita che nelle scelte di scrittura.

    I difetti sono legati forse, come per gli uomini, al non sempre sufficiente nutrimento di letture di poesia e, in certi casi, all’eccessivo schematismo nel colpevolizzare o sempre se stesse o sempre qualche altro.

     

    Ci proponi una poeta del ‘900 che si deve assolutamente conoscere e una rosa di poete contemporanee che non ci possiamo lasciare sfuggire?

    Più d’una, del ‘900 italiano, sarebbe da riscoprire: penso a Fernanda Romagnoli e Margherita Guidacci, per esempio.

    Ma dovendo fare un solo nome, spendo con sicurezza quello di Amelia Rosselli, attraversata, come sappiamo, da una grande sofferenza psichica e grandi difficoltà di pronuncia e di scrittura ma, proprio per questo, fonte di sorprese e insegnamenti, che pretende un lettore vero, attento e partecipe.

    Delle italiane contemporanee segnalo, diversissime tra loro: Vivian Lamarque, Anna Maria Farabbi, Daniela Raimondi, Margherita Rimi. Delle straniere, almeno Carol Ann Duffy e Margaret Atwood. Ma le meritevoli sono davvero tantissime.

     

     

    Gisella Blanco 

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