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    Niki de Saint Phalle: La mostra a Capalbio

    L’immaginario è il mio rifugio. Il mio palazzo. L’immaginario è la felicità. L’immaginario esiste.

    Mai come in questo periodo difficile, inasprito dalla pandemia, le parole di Niki de Saint Phalle hanno una risonanza immediata. Il desiderio di uno spazio, anche interiore, in cui riappropriarsi di una dimensione di libertà e di riparo per rielaborare le nostre emozioni è un’urgenza che ci accomuna tutti. Ora come non mai.  Quale occasione migliore allora per riscoprire Niki de Saint Phalle (1930-2002) e seguire il suo invito a ‘immaginare una nuova vita’.

    Dal 9 Luglio al 3 Novembre 2021 a Capalbio sarà aperta al pubblico la  mostra “Il luogo dei sogni: Il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle” a cura di Lucia Pesacane, quasi in contemporanea con un’altra mostra a lei dedicata al MoMA PS1 di New York  “Niki de Saint Phalle: Structures for Life” a cura di Ruba Katrib e Josephine Graf in corso fino al 6 settembre 2021.

    La mostra di Capalbio raccoglie più di 100 opere tra sculture, disegni, video, fotografie comprese tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta, che testimoniano un’espressione artistica che è anche azione politica, rivoluzionaria, mai disgiunta da questioni sociali, ambientali, ecologiche oltre che esistenziali. Una parte dell’esposizione ripercorre la storia del monumentale Giardino dei Tarocchi, opera visionaria completamente autofinanziata alla quale Niki de Saint Phalle, a partire dal 1978, ha dedicato oltre venti anni di lavoro.

    Situato nella Maremma grossetana in località Garavicchio, sui terreni ceduti da Carlo e Nicola Caracciolo, il Giardino reca memoria delle opere precedenti come le gigantesche Nanas (ragazze, in francese) rivoluzionarie nel loro imporsi come icone di una femminilità anticonformista e vitale.  Sono Dee, madri, acrobate dalle forme tonde, dinamiche e gigantesche fermate in pose dal precario equilibrio. Ma nel Giardino si ravvisa anche la traccia di inquietudini profonde, le stesse dalle quali ha avuto inizio la sua vita da artista.

    Fu infatti dopo un ricovero in seguito a una crisi nervosa che Niki decide di dedicarsi totalmente all’arte. Un’arte che è prima di tutto azione come ben dimostrano gli ‘Shooting paintings’ (Gli Spari) del 1961 con i quali sparava e faceva sanguinare di colore i rilievi in gesso che simbolicamente rappresentavano le istituzioni, il mondo maschile e i propri genitori (ricordiamo che solo dopo molti anni Niki de Saint Phalle rivelò pubblicamente gli abusi subiti dal padre). Un’arte che successivamente diventa linguaggio con cui rivedere l’idea di femminilità e maternità. Si pensi a ‘Hon’ (Lei) del 1966, scultura percorribile di 28 metri, che accoglie i visitatori come una madre i propri figli. Madre ambigua, capace anche di divorarli, non solo di partorirli.  Un’arte che è sicuramente salvezza dai propri fantasmi.

    Il Giardino e i suoi tarocchi, in tal senso, rappresentano un personale percorso esoterico e iniziatico. Realizzato anche con la collaborazione del secondo marito Jean Tinguely (autore insieme a lei della nota ‘Fontana Stravinskij’ di Parigi) è simbolicamente chiuso da un muro, limite che separa il mondo reale da quello fantastico. Con questa opera immersiva Niki ci racconta la ‘meravigliosa farsa di questo mondo’ nel quale le figure dei 22 arcani maggiori rappresentano le declinazioni della vita nei suoi aspetti di mistero, di gioco, di irrazionale e meraviglioso. Sono le fasi,  i passaggi necessari per giungere alla conciliazione con se stessi, con la natura, con il mondo in cui siamo.

    Per vivere in questo mondo dobbiamo essere guidati anche da una visione intuitiva. E per Niki de Saint Phalle l’intuizione è una dote prevalentemente femminile, l’unica in grado di penetrare nel magma dell’inconscio. Non è un caso che decise di vivere per anni all’interno della grande scultura dell’Imperatrice, una sorta di divinità protettiva scintillante di specchi, in cui incontrava amici e collaboratori.

    Così, tra vetri e ceramiche colorate, il folle entusiasmo di Niki de Saint Phalle è una via tutta da ripercorrere per guardare il mondo come il suo Impiccato: sottosopra, ovvero in modo nuovo.

     

    Eliana Cupiccia

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