venerdì, Luglio 1, 2022
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    Una puericultrice, Rosaria Converso, racconta come aiuta le mamme

    L’evento del parto dovrebbe essere accolto in una dimensione collettiva, allargata, in un villaggio ideale di supporto e sostegno alla neomamma e al neonato, eppure oggi si assiste al fenomeno opposto: madri sempre più sole, isolate e “incompetenti”.

    Quante aspettative nei confronti delle mamme?

    Nulla a che vedere con la carenza di istinto materno o la capacità di essere madri: il problema è una dilagante mancanza di rete assistenziale, motivata da famiglie sempre più divise da distanze geografiche e comunicative, che supporta l’evento della nascita e insegna tutte quelle cose che non si possono saper fare solo per istinto, cambio pannolino, medicazione del moncone ombelicale, addormentamento, primi bagnetti, allattamento.

    Abbiamo intervistato Rosaria Converso, pluridecennale operatrice nell’ambito della puericultura, per capire di cosa ha bisogno una donna che mette al mondo non solo un figlio ma anche una nuova versione di se stessa, quella di donna e madre.

    Svolgi questa professione da decenni. Quali sono le necessità psicologiche e pratiche delle neomamme del 2020? Sono cambiate nel tempo?

    Penso che le necessità psicologiche e pratiche delle neomamme non siano propriamente cambiate nel tempo, i bisogni sono gli stessi da sempre e cioè avere supporto, essere capite, sostenute, rassicurate, sentire che non sono sole, che sono in grado benissimo di fare le mamme perché lo sono.

    Ad essere cambiato é lo stile di vita, oggi molto stressante: sbrigarsi per tornare a lavoro, avere l’affanno per la paura di perdere il lavoro per la gravidanza, non avere vicino parenti e persone care… Si pretende che le mamme arrivino a fare tutto nel piú breve tempo possibile. La società pretendo troppo da loro e, di conseguenza, loro pretendono troppo da se stesse: nasce in questo modo il senso di inadeguatezza

     

    Attorno alla nascita gravitano molte figure, i cui profili non sono abbastanza chiari. Ci spieghi la differenza tra puericultrice, ostetrica, doula e consulente del latte e ci fai un accenno all’annoso argomento dell’allattamento che tanto divide madri, pediatri e operatrici?

     

    Effettivamente ci sono diverse figure che si occupano delle neomamme, sono figure sicuramente diverse con strumenti diversi ma che hanno lo stesso obiettivo finale: il benessere di mamma e bambino. La puericultrice é molto specializzata sul neonato, come la parola stessa indica, guida la neomamma sul mondo del bambino: l’igiene, i ritmi sonno/veglia la fisiologia nuda e cruda del neonato.

    L’ostetrica ha il suo focus sull’alimentazione, il sostegno all’allattamento, le problematiche del seno, segue la mamma nel puerperio quindi in quella fase complessa alla fine della quale potrà tornare allo stato pregravidico.

    La doula aiuta la neomamma nella gestione dei nuovi ritmi, la aiuta a mantenere la casa, si occupa del bambino per far riposare la mamma, accoglie l’emotività della mamma in questa fase così delicata.

    Ovviamente ho evidenziato i cavalli di battaglia di ogni figura ma, ovviamente, si tratta di professionalità complete a 360 gradi sulla triade mamma neonato famiglia.

    E soprattutto una delle qualità fondamentali é l’empatia.

     

    I tuoi principali clienti fanno parte della “Roma bene” ma noi vorremmo conoscere una storia particolare, un’occasione speciale in cui hai potuto esprimere non solo le tue grandi capacità professionali ma anche la tua empatia e la tua forte umanità.

     

    Nella mia professionalità è inevitabile entrare in empatia e soprattutto in alcune circostanze con spontaneità viene fuori quel lato umano.

    Una mamma mi scrive: “Una persona straordinaria, da quando è entrata nelle nostre vite ha portato serenità, fiducia, allegria e tanto amore!

    Vivere la maternità per la prima volta porta ad avere tantissime insicurezze e paure, Rosi riesce con armonia e naturalezza a trasmetterti consigli e suggerimenti che ti aiutano a vivere questo splendido momento in totale connessione con il tuo bambino.

    È in totale ascolto con le mamme alle quale da forza e incoraggiamento. Una presenza discreta che sa come porsi, mai invadente ne mai prepotente… in una fase così particolare dove chiunque circonda le neomamme spesso entra in collisione. Riesce a farti sentire protetta, al sicuro e soprattutto ti da quella spinta che ti porta a sentirti padrona di ciò che stai facendo e sicura di farlo al meglio”.

    Oggi questa donna è diventata mamma per la seconda volta durante il primo lockdown in questa atroce pandemia e continua a scrivere: “non rimpiangerò mai la scelta di avere al mio fianco di nuovo Rosaria, mai come oggi mi rendo conto che nonostante sia la seconda gravidanza, in una situazione complessa come quella odierna potersi avvalere di un aiuto così professionale e affidabile non è una cosa scontata, non solo a livello professionale ma anche e soprattutto umanamente è riuscita a portare nella nostra casa affetto, amore , ascolto e accoglienza come e forse anche più di una persona di famiglia in un momento in cui l’isolamento e la solitudine ci ha sopraffatto.

    L’arrivo di un secondo figlio inclina inevitabilmente gli equilibri in casa, soprattutto con il primo genito, però anche in questo ho trovato conforto e guida nel non sentirmi mai sbagliata e nel trovare il “mio” modo di affrontare il rapporto a tre, senza la paura di sentirmi sbagliata e giudicata”.

     

    Molte mamme hanno difficoltà ad ammettere di avere bisogno di sostegno su quello che, forse, è uno dei compiti più ardui e complessi a cui può essere chiamato un essere umano e, cioè, la genitorialità. Cosa si può fare per agevolare la possibilità delle madri di chiedere un aiuto esterno che non faccia parte della propria rete familiare o amicale?

     

    È molto importante che si diffonda il messaggio che chiedere aiuto non è un segno di debolezza o inadeguatezza.

    Diamo per scontato che l’essere genitori e, più nello specifico, madri sia qualcosa di naturale. Una mamma sa come essere mamma ma, all’inizio, é una cosa nuova per tutte ed essere affiancate da professionisti del settore rende la maternità più serena, la neomamma acquisisce competenze e sicurezze con semplicità con meno stress.

     

    Quando una “famiglia appena nata” ti chiama, una delle tue prime operazioni è quella di iniziare un dialogo profondo per conoscerne le esigenze reali e le paure inconfessate. Cosa ti senti di dire ai neogenitori?

    L’essere genitori porta con sé un arcobaleno di emozioni, gioia, paura, insicurezza, soddisfazione, responsabilità, profondo amore ed ogni emozione merita di essere vissuta perché serve, anche quelle negative portano poi a qualcosa di bello.

     

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