martedì, Novembre 29, 2022
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    Intervista a Serena Mansueto, Travestimenti, Eretica edizioni

    Una silloge d’esordio è un tassello etico socializzante e socializzato (almeno in alcuni casi) che sancisce l’ingresso di una personalità in una dimensione collettiva in cui l’individualità si incontra e si confronta con la pluralità.

    Abbiamo intervistato Serena Mansueto che, con la sua silloge “Travestimenti”, pubblicata da Eretica Edizioni, mette a fuoco tutte le possibilità di essere mutevole, cangiante e inverosimile per approdare a quell’unico esito di sé che può soddisfarla: la genuinità di donna, di poeta e di cittadina della sua terra.

     

    Cosa pensi della poesia femminile, da autrice e da lettrice?

    La poesia è dialogo con l’anima e le anime non hanno sesso. Tuttavia la poesia subisce l’influenza dell’impronta di chi la scrive, è maneggiamento della parola con il filtro di una visione femminile o maschile.

    La poesia, quando trasuda al suo interno il femminile, è accoglienza di un’unica dimensione e questo può essere inteso come limite o come punto di forza, esibendo una voce che si scaglia potente sulla condizione di donna. Da lettrice mi alimento di poesia che racconta il femminile e questo non mi dispiace affatto. Ma la tendenza è ad equilibrare le visioni.

    Da autrice, invece, ho dato valore ad un femminile con un accento neorealistico piuttosto che ad una visione più eterea.

    Quali pensi che siano le caratteristiche della tua poetica che la rendono marcatamente femminile, seppur apprezzabile e fruibile da chiunque?

    Nella mia poetica il “femminino sacro” lascia spazio ad un simbolo più umano e rappresentativo dell’attuale condizione: la donna recupera le sue debolezze, la sua autenticità e la sua libertà di sbagliare come madre, come amante e come figlia.

    E’ abolita la divinità terrena che genera la vita facendo trasparire un senso di individualità, oggi molto frequente, nel rintracciare un femminile lontano dagli stereotipi e dai modelli (donna/madre).

    E, oltre a ciò, una delle caratteristiche che emerge è la fluidità della dimensione femminile con una rappresentazione dunque eteroclita, una sorta di formula ibrida, la quale non si può identificare pienamente con il femminile, sia con approccio ironico che con interrogativo sulle trasformazioni che stiamo vivendo.

     Donne che ispirano donne: quali sono le tue muse?

    Le muse sono variate nel corso del tempo, ognuna ha corrisposto ad una fase della mia maturazione artistica – o il raggiungimento di essa. Ho cominciato con i “Chiodi” di Agota Kristof (autrice probabilmente poco nota) e con l’intensità dei temi trattati per via del suo esilio e del suo sentimento di erranza.

    Sono poi giunta alla poesia di Emily Dickinson che ho definito nel mio intimo come una visione del mondo intero da uno spioncino, la considero molto vicina al “vero” delle cose, così come dovrebbe essere la poesia: una verità disarmante che ci lascia afoni e abbagliati. Sono giunta ad Antonia Pozzi, passando per la poetica amorosa e viscerale di Saffo.

    Pozzi è la mia attuale musa ispiratrice, l’occhio sul mondo italiano novecentesco: un’esplorazione poetica “castrata” del suo femminile, oserei affermare, per via delle barriere culturali e delle restrizioni politiche che si respiravano negli anni ’30 e che l’hanno afflitta.

    Il tema della solidarietà femminile è stato al centro (e alla base) di molti dei nostri dialoghi sulla poesia: cosa ne pensi?

    Se potessi smuovere una montagna per dare importanza alla solidarietà femminile lo farei! Darei un segno visibile a quello che è per me un “credo”, un valore da seminare nei nostri pensieri.

    Solidarietà ha la stessa matrice di solidità ed è per questo che dovremmo batterci pacificamente, per sentirci tutte nella stessa condizione solida di femminilità, del significato vario ed estremo che andiamo a riconoscere, nel pieno del nostro sentirci tutte – nella diversità – accumunate da una stessa luce.

     

    Gisella Blanco

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