giovedì, Giugno 30, 2022
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    Intervista a Milena Cicatiello, “Petali d’incoscienza”, (Bertoni editore)

    La poesia, quella giovane, femminile e impegnata, è una risorsa da coltivare e divulgare. Abbiamo incontrato una giovane autrice al suo esordio poetico e abbiamo dialogato con lei delle sue aspettative, perché avere delle aspettative nei confronti di se stessi e della società è, ancora, un diritto.

     

     Poetessa, futuro avvocato e donna impegnata in attività culturali: come si uniscono e si coordinano fra loro le tue passioni?

    I diritti umani sono il filo conduttore di tutte le mie passioni.

    Sin dai primi anni dell’Università, ho maturato un certo interesse per l’argomento, tanto da decidere di laurearmi con una tesi in sociologia del diritto avente ad oggetto il mancato riconoscimento giuridico della figura del caregiver familiare in Italia.

    Fu quello, peraltro, il periodo in cui composi le prime liriche di denuncia sociale (come la “Lettera del condannato a morte”, con cui mi sono aggiudicata il primo premio in due concorsi letterari internazionali).

    Negli anni a venire, ho fondato la rassegna culturale Letteraturiamo, cogliendo un’insolita intuizione, quella di far incontrare la poesia e i diritti umani in una serie di convegni organizzati nella mia città (Capaccio Paestum), in cui facevo da relatrice sia nelle vesti di giurista sia nelle vesti di poetessa.

    Questa stessa intuizione mi ha condotta alla pubblicazione del mio primo libro, “Petali d’incoscienza”, edito dalla Bertoni editore, in cui la maggior parte delle poesie risvegliano sentimenti di appartenenza al genere umano e richiamano l’attenzione sulle più recenti violazioni dei diritti umani (come quelle dei migranti e dei detenuti).

     Nella tua poesia emerge un rilevante interesse a tematiche civiche e sociali come le diversità, la malattia, il lutto, gli immigrati, i terremoti, uno Stato che non è presente e assistenziale come si vorrebbe: che ruolo ha la poesia nella società contemporanea?

    Ho fatto mia una citazione della poetessa partigiana Joyce Lussu “I poeti non cantano la rivoluzione, ma fanno la rivoluzione cantando”.

    Ecco, la poesia impegnata è forse l’unico vero antidoto alla crisi di valori e di ideali a cui stiamo assistendo. Il poeta, a mio avviso, non è asservito al pensiero dominante, né può essere indifferente alle dinamiche politico- sociali del populismo e del qualunquismo.

    La poesia (ma credo valga per l’arte tutta) deve fare la resistenza dei sentimenti, smuovere coscienze, indagare l’autenticità delle cose, spianare la strada a infiniti possibili mondi. Non ho mai concepito le mie liriche in relazione a me stessa, ma sempre in funzione di qualcosa di più grande di me.

    Qualcosa che abbia a che fare con l’umanità tutta. Certamente, da poetessa impegnata soffro i meccanismi moderni che ingenerano il predominio dei luoghi comuni sui luoghi dell’anima. Esattamente come gli ultimi e gli emarginati, vivo ai margini della società anche io.

    In questo senso, la necessità di riabilitare, attraverso la scrittura, la mia incapacità di comunicare è speculare alla mia vocazione  di dare voce a chi non ha voce: gli invisibili.

    Che obiettivi vorresti raggiungere con le tue liriche?

    Vorrei che le mie liriche fossero una pregnante testimonianza letteraria del momento storico che stiamo vivendo e delle sue criticità. Mi ha sempre affascinata il concetto di modernità liquida di Bauman, uno dei migliori interpreti del caos della post-modernità, che ingloba l’etica del lavoro, l’estetica del consumo, l’individualismo antagonista ed edonista in cui nuotiamo senza una missione comune.

    Quello che tento di fare con le mie poesie è descrivere il senso di spaesamento e di disorientamento dell’individuo dinanzi alla complessità del sistema e dei mutamenti socio-culturali.

    Un po’ come i film di Ettore Scola e le commedie di Eduardo De Filippo, che sono tra i miei principali ispiratori.

     

     

    Il tuo essere donna ha inciso nel tuo percorso di autrice di poesia e in quello di giurista?

    Raccontaci la tua esperienza.

    Ha senz’ altro forgiato il mio carattere, in quanto gli stereotipi sono dietro l’angolo, ma questo non ha fatto altro che rinvigorirmi e farmi prendere consapevolezza di quanto fosse forte la mia motivazione.

    Ancora più utile mi è stato il confronto con anime femminili affini alla mia: utile per la mia crescita artistica e professionale, perché ho avuto modo di notare che, in entrambi gli ambiti, sono le donne quelle che si espongono di più. Ed è un privilegio leggerle/ascoltarle. La grandiosità espressiva di una donna è talmente luminosa da trasformarsi in un condensato puro di essenza celebrativa, perché carica di umanità: la bellezza collaterale delle discriminazioni, i ricatti e le violenze ingiustamente subite.

     

     

    Gisella Blanco

     

     

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