domenica, Dicembre 4, 2022
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    I gatti: da Hemingway all’antico Egitto, creature magiche

    Si chiamava Snow White e aveva la singolare caratteristica di avere sei dita per zampa. Era l’amata gatta che il grande Ernest Hemingway aveva ricevuto in dono dal capitano di una nave e che visse con lui e la seconda moglie Pauline Pfeiffer nella casa di Key West in Florida.

    Qui, ancora oggi, si possono ammirare i suoi numerosi discendenti noti come ‘Hemingway’s cats’ che, seguendo la consuetudine dello scrittore, recano il nome di importanti personaggi come Dorian Grey, Marilyn Monroe, Mark Twain, Emily Dickinson, solo per citarne alcuni.

    Ai gatti, secondo Hemingway, riesce senza fatica ‘attraversare la vita senza fare rumore’ e forse perché la loro capacità di vedere di notte li ha da sempre simbolicamente associati alla visione interiore e al mondo degli spiriti, moltissimi autori furono loro devotamente legati.

    Raymond Chandler, ad esempio, leggeva le prime stesure dei suoi romanzi al suo gatto Taki. Théophile Gautier, in Serraglio privato (Dinastie gatti), paragona il gatto a un filosofo che, però, non concede facilmente il suo sguardo.

    William Burroughs, nel suo Il Gatto e noi, scrive che ‘un gatto non offre servigi, un gatto offre solo se stesso’ e ci insegna che ‘non si compra l’amore con niente’. Per lui i gatti sono ‘compagni psichici’, piccoli déi del focolare, creature che preservano qualcosa di umano e di ‘ancora inimmaginabile’ che egli protegge come un Guardiano.

    Ancora nei molti scritti che Charles Bukowski dedica ai gatti, raccolti in Sui gatti, i felini sono dei salvatori estremamente saggi e naturalmente intelligenti. Guardarli, afferma, è già una ‘lezione sul perseverare contro le avversità’ dal momento che dormono venti ore al giorno ‘con una semplicità così diretta che noi umani proprio non riusciamo a capire’ e per loro ‘tutto è semplicemente così com’è. Non vale la pena scaldarsi’.

    Le qualità sacre dei gatti sono celebrate in molte civiltà antiche. Sappiamo che nel mondo celtico sono considerati i guardiani dell’Oltremondo, legati al culto lunare e al potere femminile, e figurano tra gli animali totem, veri e propri alleati da cui i membri di un clan traggono la propria forza.

    Secondo un proverbio irlandese gli occhi dei gatti sono finestre che ci permettono di vedere dentro un altro mondo, di guardare nell’oscurità.

    ‘Pupille sacre’ le definisce Torquato Tasso che dedicò un sonetto alle gatte dell’Ospedale Sant’Anna di Ferrara dove venne rinchiuso per sette anni a causa dei suoi problemi psichici affidando loro il compito di lenire il dolore e di consolarlo.

    Al gatto, infatti, è attribuito un potere altamente curativo perché avrebbe la capacità di trasformare l’energia, di assorbire in particolare quella negativa e neutralizzarla.

    Se questo aspetto fa parte dei benefici che in generale molti altri animali producono sull’uomo, esistono studi scientifici sull’efficacia terapeutica delle fusa dei gatti. La dottoressa Elizabeth von Muggenthaler, specialista nel campo della bioacustica presso il Fauna Communications Research Institute nel North Carolina, ha dimostrato come la  frequenza sonora delle fusa (da 25 a 150 Hertz)  acceleri il processo di guarigione dopo traumi muscolari e sia in grado di aumentare la densità ossea.

    Le vibrazioni originate dalle fusa sono infatti analoghe a quelle  delle terapie a ultrasuoni e aiutano  ad abbassare la pressione del sangue e a diminuire i battiti cardiaci.

    Racconta Erodoto che in Egitto quando un gatto moriva il proprietario si radeva le sopracciglia come segno di rispetto perché con lui se ne era andata la bellezza.

     

     

    Eliana Cupiccia

     

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