lunedì, Settembre 26, 2022
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    La dott.ssa Marina Pisetzky ci spiega la spirale della violenza di Leonor Walker

    Il ciclo della violenza è una teoria che è stata formulata da Leonor Walker, ricercatrice e psicologa  che ha lavorato per più di 40 anni con le donne che hanno subito violenza, accompagnandole in tribunale e sostenendole durante tutto il percorso di consapevolezza. Questa ricercatrice ritiene che la violenza di genere possa essere sradicata.

    La Walker ha fornito alla psicologia della violenza di genere uno strumento estremamente utile per comprendere la sofferenza delle donne abusate e il tortuoso cammino che devono percorrere per liberarsi dal loro aggressori e renderle consapevoli maggiormente delle dinamiche che si attivano.

    Il meccanismo che meglio definisce le fasi di una condizione di violenza domestica subita da una donna viene chiamato “spirale della violenza” o “ciclo della violenza” a indicare le modalità attraverso cui l’uomo violento raggiunge il suo scopo di sottomissione della partner facendola sentire incapace, debole, impotente, totalmente dipendente da lui.

    Le fasi della spirale della violenza possono presentarsi in un crescendo e poi “mescolarsi”. Isolamento, intimidazioni, minacce, ricatto dei figli, aggressioni fisiche e sessuali si avvicendano spesso con una fase di relativa calma, di false riappacificazioni, con l’obiettivo di confondere la donna e indebolirla ulteriormente. Ma vediamo le tre fasi nel dettaglio per piegare meglio cosa avviene.

    Prima fase accumulo della tensione

    E’ il primo momento della violenza psicologica, caratterizzato da litigi frequenti e atteggiamenti violenti. Non ha una durata precisa.

    Questa fase è caratterizzata dalla volontà di sminuire, mortificare, insultare la vittima, che cerca di evitare le violenze, concentrando tutta la sua attenzione sulla persona violenta, reprimendo i propri bisogni e soffocando le proprie paure. In tal modo cerca di evitare situazioni conflittuali e abusi.

    Ma prima o poi si verifica comunque un’escalation della violenza perché, dopotutto, la vittima non riesce a controllare l’agire violento della controparte.

    In questa fase risulta molto evidente la violenza psicologica che umilia e ferisce la donna tendendo a sminuirla e a minare la sua autostima con continue svalutazioni.

    Attiva dei sentimenti di colpa nella donna e vulnerabilità.

    Sensi di colpa per la sua condotta, che lei stessa considera negative, come: dire bugie, coprire il suo aggressore, avere rapporti sessuali indesiderati, ecc., sensi di colpa per avere agito dei comportamenti assertivi e di contrasto alla violenza ma che non sono stati in grado di fermarla.

    I comportamenti violenti, inizialmente sporadici, vengono minimizzati dalla donna maltrattata che tenderà a giustificarli mettendoli in relazione con fattori esterni quali: stanchezza, problemi sul lavoro, difficoltà economiche ecc. Con il tempo i conflitti si fanno più frequenti e si assiste prima o poi ad un’escalation di violenza.

    Seconda fase: esplosione della violenza

    Nella fase della violenza agita, o fase di esplosione della violenza, l’uomo dà l’impressione di perdere il controllo di sé stesso e passa all’atto. Agisce la violenza fisica, che destabilizza, confonde e terrorizza la donna, per sottolineare il suo potere di predominio sulla donna. La durata e la fine di questa fase risultano imprevedibili, dipendono soltanto dal maltrattante.

    La donna può tentare di reagire, di fuggire, ma si è rilevato che con il tempo i tentativi di reazione vengono meno, la donna tende a non reagire, poiché si rende conto che non può ragionare con il partner e che se resistesse le cose potrebbero peggiorare.

    Ai sensi di colpa della donna, si aggiunge un forte senso di impotenza e una costante paura per la sopravvivenza, la difficoltà di poter proteggere anche i figli che il più delle volte diventano testimoni silenziosi, incrementa i sensi di colpa, di vergogna, e di fallimento nello svolgere il suo ruolo familiare e sociale. Una volta che l’episodio di violenza si è concluso inizia la terza e ultima fase del ciclo nota anche come

    Fase tre della “luna di miele”

    In questa fase la violenza e la tensione spariscono, e l’uomo si mostra dispiaciuto e pieno di rimorsi, per ciò che ha fatto. Si scusa con la sua vittima e promette che non lo farà mai più, si inizia a comportare in modo attento e premuroso.

    I comportamenti dell’uomo hanno spesso una notevole componente manipolatoria, infatti la donna crede nel pentimento e lo perdona. È in questa fase di luna di miele che le donne spesso difendono il loro partner anche davanti a terzi sminuendo, e minimizzando le violenze subite.

    Inoltre, nella speranza che il partner cambi davvero in questa fase ritirano le denunce fatte o ritirano le richieste di separazione ecc. Ma il ciclo inesorabilmente riinizia.

    La violenza domestica si caratterizza pertanto per:

    -cicli di violenza che si alternano a fasi di apparente riappacificazione

    -disponibilità della donna a dare una nuova opportunità nella speranza del cambiamento

    -puntuale disattesa delle aspettative e il ripresentarsi dei comportamenti violenti.

    Aiutare le donne a prendere consapevolezza di questa modalità ciclica è fondamentale per iniziare il percorso di uscita dalla violenza.

     

    Dott.ssa Marina Pisetzky

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