giovedì, Giugno 30, 2022
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    Emanuele Trevi e Roberto Cotroneo raccontano i loro romanzi

    ( foto di Claudio Pasquazi)

    E’ stato in un tardo pomeriggio di prima estate che due grandi scrittori contemporanei come Emanuele Trevi e Roberto Cotroneo si sono incontrati sulla discesa d’ordinante asfalto della libreria Eli, nel cuore di Viale Somalia, per dialogare fra loro, presentati e guidati dall’intuito vivido e dalle domande appassionate di Mariagloria Fontana, scrittrice e giornalista, nonché direttrice de Le città delle donne.

    Il caldo non ha scoraggiato gli avventori, incuriositi da questo insolito incontro tra voci letterarie molto diverse fra loro: che avranno da dirsi? E con quali parole?

     

    I due romanzi: Due Vite e Loro

    Si palesa, sin da subito, l’elegante desiderio dei due autori di invertirsi le narrazioni, così che Cotroneo inizia a parlare di “Due vite” (E. Trevi, Neri Pozza 2020) e Trevi racconta di “Loro” (R. Cotroneo, Neri Pozza 2021), lasciando che lentamente si scopra la filigrana vascolarizzata che collega le due opere, del tutto differenti fra loro eppure pienamente in dialogo.

    Verità o finzione?

    Che si tratti di una storia vera o di una storia inventata (di cui rimane l’ambiguo e irrisolvibile dubbio che possa essere realmente accaduta), un romanzo è “un meraviglioso dispositivo che crea immaginazione nella testa di chi legge” ci suggerisce Trevi riconsegnando dignità immaginifica anche al lettore che, lungi dall’essere parte passiva, partecipa a pieno titolo alla poiesi narrativa.

    trevicotroneofontana

    E non ci sarà una sola concezione visiva posteriore alla lettura che sarà uguale a un’altra, come se in uno stesso romanzo convivessero infinite esistenze e infinite forme che tra sembiante e significato rivendicano la loro autonomia possibilistica.

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    Il lettore

    Se il lettore ha piena indipendenza di oracolo visivo, ha anche l’enigmatico diritto di scomporre la cronologia di un testo, di leggere daccapo, dalla fine, tornare indietro, partire dalla metà, riavvolgere il nastro narrativo per testarne la resistenza logica, carpirne il potenziale di diversificazione concettuale e, perché no, sfidare sommessamente (ma non troppo) l’autore nella sua capacità di offrire costantemente novati sé.

     

    cotroneoperpasquazi

    “E allora da che pagina ricomincia il tempo?/Da che riga si impara a leggere/dentro questo giorno di poesia senza poeti?” chiosa profeticamente Cotroneo nel suo poema breve “In quest’alba dove ricomincia il tempo” (edito da Metamorfosi Editore 2016).

    cotroneotrevifontana

    Indipendentemente dalla circostanza che l’individuo si senta unico o unificato, che sia molteplice o moltiplicato, che si ricomponga o si anteponga ontologicamente alla sua presunta assolutezza, il topos della morte è il simbolo più fervido del dramma della salvezza e, attraverso la narrazione letteraria, si acquisisce alla vita senza beneficio d’inventario, che si racconti di spettri di carne o dell’immedesimazione della propria irrealtà nella verità dell’altro.

     

    La letteratura ricerca e riformula la bellezza che, mai come oggi, è pura pulsione drammatica e socializzante, verbo non declinato che si traduce in ogni lingua ma solo nel non detto recupera l’interezza del suo feroce potere.

     

     

    Gisella Blanco

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