giovedì, Giugno 30, 2022
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    Marilù 0liva. Una riflessione sugli odiatori che odiano le donne

    Ho scritto questi versi nel 2014, quando si stavano intensificando alcuni fenomeni di body e slut-shaming, sessismo, cyber-linciaggi particolarmente accaniti contro le donne, nel senso che – praticati nei loro confronti –presentano una loro peculiarità.

    Ho assistito – e non solo su Facebook – a vere e proprie esecuzioni. C’era chi assumeva un tono offensivo e paternalistico, chi rincarava colpevolizzando le donne per presunti (e fantomatici) comportamenti sessuali, chi le insultava con veemenza riferendosi alla gestione del loro corpo, e la virulenza non aveva eguali rispetto alle risse verbali scoppiate tre  uomini. Ieri come oggi.

    Anche a me è capitato di subire un linciaggio pesante, scatenato da una mia semplice ma civilissima critica negativa, e, a parte il primo momento di sconcerto, ho fotografato ogni passaggio e l’ho analizzato in maniera chirurgica.

    L’insieme degli interventi, del clima da arena, dell’escalation di violenza, delle dinamiche di gruppo non è diverso dalle altre lapidazioni che studio sui social o da quelle che mi sono capitate tra le mani, segnalate dagli allievi e dalle allieve, nel mio lavoro di docente. Un linciaggio che ho avuto modo di scovare in questi anni è avvenuto in una prima superiore, su una chat feroce in cui una parte della classe si accaniva contro una ragazza colpevole… di cosa? Di essere rimasta incinta, di essere stata abbandonata e di avere abortito. Ci si riferiva a lei come “puttana” et similia, nessun pensiero empatico per il suo percorso difficile, nessun riferimento a chi l’aveva sedotta e se ne era andato, no: lei era stata designata come vittima sacrificale. Anche da alcune delle sue compagne.

    Gli attori sono i medesimi, maschi e femmine, quindi: c’è chi attacca perché deve liberarsi della propria frustrazione covata da tempo, chi è avvelenato, chi vuole cavalcare l’onda e sfruttare quel minimo di visibilità che offre un’occasione ritenuta ghiotta, quindi si intromette senza aver nulla da dire, gettando fumo negli occhi.

    Frustrati, invidiosi, tormentati, poveracci: gli e le hater hanno una vita triste, si autoalimentano nel proprio livore, hanno bisogno di infiammarsi di continuo. E, quando si rivolgono alle donne, si credono davvero più forti, forse perché le ritengono più fragili.

    Il dato negativo è che, se dovessi scrivere ex novo oggi questo componimento, non credo che cambierei molto la sostanza e ciò significa che la situazione non è cambiata. Il dato positivo è che riflette un pensiero specifico, quello di soggetti che risentono di una cultura patriarcale: non è quindi specchio dell’intero universo pensante. Molti e molte di noi sono diversi/e. E per fortuna.

     

    Prendi una donna,

    sventrala, insultala.

    Sfasciale la grazia.

     

    Ci vuole poco:

    un pubblico marcio

    applausi, moncherini.

     

    Un palco invisibile,

    accumuli di rabbia

    e una connessione web.

     

    Vomitale addosso

    parole di fango,

    inventati qualcosa.

     

    Che – se è bella –

    ha barattato il successo

    con la sua bocca rossa.

     

    Che – se si suda la vita –

    è un’arrivista nata,

    e pratica il bouldering.

     

    Che – se è educata –

    fa prestito a usura,

    quando le conviene.

     

    Che – se ha un’idea diversa –

    è la solita rompicoglioni,

    non poteva starsene zitta?

     

    Che – se chiede più rispetto –

    femminista di merda,

    cosa vuoi: comandarci?

     

    Che – se non ha figli –

    invecchierà irrancidita,

    quella sporca egoista.

     

    Che – se li ha –

    che cazzo si crede,

    l’unica madre al mondo.

     

    Che – se è da poco sbocciata –

    chissà che combinerà,

    tanto son tutte uguali.

     

    Che – se il tempo passa –

    ormai è vecchia,

    già non esiste più.

     

    Qualsiasi cosa faccia,

    la strategia è sporcarla.

    E che vale, no: non dirlo mai.

     

    Marilù Oliva*

     

     

    *Marilù Oliva, nata a Bologna, ha scritto saggi e romanzi, tra cui “Biancaneve nel Novecento” (Solferino 2021), presentato al Premio Strega, un romanzo storico che parte a Bologna negli anni Ottanta e si alterna a Buchewald, dove una delle protagoniste viene costretta a prostituirsi nel bordello del lager. Per lo stesso editore è uscita “L’Odissea. Raccontata da Circe, Penelope, Calipso e le altre” (2020), una riscrittura del celebre poema omerico divenuta long seller.

    Ha pubblicato diversi thriller, tra cui “Le spose sepolte” (HarperCollins), i cui diritti sono stati acquisiti per una serie TV.
    Ha scritto in precedenza romanzi a sfondo giallo e noir, indagando sui lati oscuri della società e sulle categorie più esposte.

    Nel 2019 ha co-curato per Zanichelli un’antologia sui Promessi Sposi in corso di adozione nelle scuole superiori. Da sempre si occupa di questioni di genere e di attualità, collabora infine con diverse riviste, tra cui MicroMega ed Huffington Post, ed è caporedattrice del blog letterario Libroguerriero.

     

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