domenica, Ottobre 17, 2021
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    Violeta Parra: ”Grazie alla vita”. Anima inquieta e meravigliosa

    La foto è presa dal sito del Ministero della Cultura Argentino

    La ribellione per l’ovvio e l’amore per il senso della vita furono cardini di tutta la sua opera creativa. Il suo Cile, portato nel mondo con orgoglio,  le sue poesie, i suoi quadri e , soprattutto, le sue canzoni furono figli di un albero maestoso e pieno di frutti.

    Parliamo di Violeta Parra. Iniziò a cantare e suonare la sua chitarra sin da piccola esibendosi con i fratelli per strada, nei circhi e persino nei bordelli.

    Crebbe in una famiglia di artisti, poeti, musicisti e circensi ed ebbe figli a loro volta dediti alla musica. Cantava delle ingiustizie della società, delle persone vessate.

    Quando nel 1937 si trasferì a Santiago del Cile, suonò nelle sale da ballo e nelle piccole stazioni radio locali.

    Pablo Neruda

    Nel 1953 il poeta Pablo Neruda ( che dopo la sua morte le dedicò ” Elegia para cantar ” definendola una ” Santa di pura creta “), la ospitò nella sua casa per un recital .

    Da lì, Radio Cile la contattò per diffondere il folklore cileno.

    L’anno successivo viaggiò per tutta l’Europa esibendosi con i figli, Italia compresa, e si fermò a Parigi per due anni.

    La pittura e il Louvre di Parigi

    Violeta in quegli anni si avvicinò moltissimo al mondo della pittura, affiancandolo a quello della musica, e fu la prima donna latinoamericana ad esporre al Louvre nel 1964.

    L’incontro con Gilbert Favre

    Qualche anno prima, dopo due matrimoni falliti, incontrò l’amore della sua vita, il musicista Gilbert Favre a cui dedicò esplicitamente alcuni pezzi come  ” Corazon maldito ” e ” Que he sacado con quererte “.

    “ Che cosa ho tirato fuori con l’iris / che piantammo nel cortile ?/ non era solo uno che lo piantava/ erano due innamorati “

    Purtroppo questo amore così intenso e profondo non resistette alle insidie del tempo e all’animo inquieto di Violeta, la quale spesso dichiarava che fosse giunto il momento di abbandonare testi su ruscelli e fiori per dedicarsi all’essenza dell’esistenza .

    Musica pacifista

    La sua musica fu sempre caratterizzata dal voler cercare la pace nel mondo combattendo i suoi demoni interiori.

    Lei stessa si considerava una goccia nell’oceano e si autodefiniva ” poco” rispetto a quello che la sua musica avrebbe potuto essere per gli altri quasi come se di quei benefici non dovesse usufruire, come se fosse in realtà in missione per tutti tranne che per la sua pace.

    La Carpa de la Reina

    Tornò in Cile nel 1965 e, aiutata dai figli, fondò la Carpa de la Reina , una sorta di polo artistico alle porte di Santiago che avrebbe dovuto fungere da catalizzatore di anime affini alla sua e da divulgatore del folklore cileno; purtroppo proprio in quel periodo terminò la sua storia d’amore con Favre che decise di tornare in Bolivia per dedicarsi ad altri progetti musicali.

    In ” Run run , se fue pa’l norte” , Violeta salutò così il suo amato :

    “Run, run , se ne è andato al nord / io sono rimasta al sud /nel mezzo c’è un abisso/senza musica né luce / ahi, povera me “.

    Non resse il colpo e si tolse la vita a soli 49 anni ma non senza prima consegnarci il suo testamento che, solo ad un ascolto superficiale, potrebbe sembrare in contrasto con la sua decisione.

    Violeta non si risparmiò mai come donna, come autrice, come ribelle.

    Fu estremamente coraggiosa, dura nell’affermare  l’importanza di marciare compatti per il raggiungimento dei diritti sul lavoro ma anche del sentimento.

    Si dette così tanto all’umanità che dimenticò o ritenne meno importante il proprio status. In questo sacrificio, si consacrò come guerriera della musica.

    Le sue canzoni sono state interpretate in tutto il mondo. Joan Baez  ne fu una testimone esemplare. In Italia fu omaggiata da Gabriella Ferri, spirito assolutamente affine.

    Le sue poesie sono state tradotte in Italia per la Newton Compton con il semplice titolo ” Canzoni ” nel 1979.

    Sono stati realizzati film, documentari e persino fumetti ispirati alla sua figura e alla sua personalità così dirompente e, al contempo, fragile, apripista per molte future cantautrici ribelli come lei.

    Ricordiamola con i suoi versi più famosi :

    ” Grazie alla vita che mi ha dato tanto / mi ha fatto ridere e mi ha dato lacrime / così distinguo la felicità dalla tristezza / le due materie che animano la mia canzone “.

    Un volo in caduta libera su un pensiero di vita che urla quanto la voglia di morte.

     

    Eleonora Pozzuoli

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