venerdì, Luglio 1, 2022
spot_img
spot_img
More

    Ultimi post

    Giulia Caminito, L’acqua del lago non è mai dolce (Bompiani)

    Il male, come il bene, alberga in ciascuno di noi, lo portiamo dentro e, a seconda dei casi, lo vediamo affiorare, guadagnare terreno — anche negli altri — e, nostro malgrado, impariamo a conoscerlo. Se il bene è una scelta, lo è anche il male. E a fasi alterne, l’uno si impone all’altro.

    Con la maturità e “la risoluzione dei conflitti” si dovrebbero reciprocamente azzerare, neutralizzare, e per l’individuo dovrebbero sopraggiungere l’armonia, la pace, l’equilibrio. Nelle età più incerte e fragili, invece, l’affacciarsi del male, il suo implodere o esplodere, possono spaventare, causare gravi danni e immane dolore, portando chi li vive ed esercita a interrogarsi se sia quello il modo in cui si diventa cattivi.

    Se lo domanda — e ce lo chiede — anche Giulia Caminito ne L’acqua del lago non è mai dolce, Bompiani, in cinquina al Premio Strega e Campiello 2021.

    Gesto dopo gesto, privazione dopo privazione, in uno scenario familiare e sociale desolanti — nel romanzo, una famiglia “articolata e complessa” che vive la provincia romana rifranta dal lago di Bracciano —, ritrovarsi soli, non amati e non ascoltati, perché apparentemente inadeguati alla presunta normalità degli altri, può portare ad accumulare un risentimento e una voglia di rivalsa tali da, alla prima “buona” occasione, esplodere e annientare tutto e tutti, senza alcun riguardo neppure per gli affetti più stretti?

    Sembrerebbe proprio così: Gaia, la protagonista del romanzo, è dominata da una forza devastatrice che, dopo ogni delusione e sconfitta, la spinge a ferire e distruggere proprio quanto — e, spesso, più di quanto — lei stessa è stata ferita e devastata, per poi richiudersi in sé e nello studio, trovare ristoro tra libri e parole, al riparo dai dubbi e rimorsi.

     Non sono le amicizie, non è l’amore, non è la famiglia a sostenere nella crescita e nelle difficoltà, sembra suggerire Gaia:

    i tradimenti e gli abbandoni per lei sono molteplici e numerosi — anche le parole la tradiscono, non solo le amiche e i fidanzati. E ogni volta in cui cade, precipita sempre più in basso, nel vortice della propria rabbia e violenza, che diventano tutt’uno e si materializzano nel male che riesce a infliggere, specie a chi le ha procurato le lacerazioni più profonde.

    Un male che, immancabilmente, le si ritorce contro, come un boomerang,

    e la persuade che per lei non possa esserci altra strada che quella della violenza senza riscatto: il suo destino è segnato, diventerà una donna cattiva, perché priva di cuore, di belle e buone emozioni. Se ne convince Gaia, quello è il naturale, e amaro, sapore che si sprigiona dal lago, è la sua acqua, è la vita, ed è così soprattutto per alcuni, ultimi e dannati per scelte che in realtà sembrano esplicitare il volere del fato.

    Forse, però, le cose non stanno davvero così e anche il lago ha una sua energia positiva e magica, da scoprire e assaporare. Lo faranno, magari, domani o ancora dopo Gaia e il lettore. Chi può dirlo. Ma non importa, la forza del romanzo è altrove, negli interrogativi che pone e nella scrittura chirurgica e lapidaria, inesorabile e potente, come la forza che si sprigiona nelle viscere di Gaia.

    Flavia Todisco

    Latest Posts

    Da non perdere