martedì, Novembre 29, 2022
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    Emanuele Trevi, scrittore metafisico, vince il Premio Strega con Due Vite

    Emanuele Trevi meritava di vincere il Premio Strega da tempo. Lo sfiorò nel 2012 arrivando al secondo posto, quell’edizione fu vinta da Alessandro Piperno con Inseparabili, per una manciata di voti con il bellissimo Qualcosa di Scritto, Ponte Alle Grazie editore, ma lo ha vinto la scorsa notte con l’altrettanto suggestivo Due vite, Neri Pozza.

    Scrittore metafisico

    Trevi non è solo scrittore ‘’metafisico’’, raffinato, colto, empatico, è anche fine critico letterario e rimane un uomo di immediatezza e di approccio ‘’pop’’, vale a dire sempre molto modesto e conviviale quando lo si incontra o lo si intervista, ed è, per il mondo editoriale popolato da scrittori mediocri e saccenti per lo più, una rara eccezione.

    I suoi libri hanno la capacità di essere autentica letteratura, di mettere insieme il genere romanzo, il saggio filosofico, l’autobiografia, e Trevi ha il dono di essere uno scrittore ‘’illuminato’’ che, come scriverebbe Slovskij, opera uno straniamento, ci cambia lo sguardo.

    Tu sei un desperado

    Come ebbe a dire l’artista della macchina fotografica Arturo Patten, di cui Trevi racconta l’amicizia nello splendido altro suo libro Sogni e favole, Ponte alle Grazie editore, resta un ‘’desperado’’, ‘’ Arturo aveva ragione, e quella parola, desperado, pronunciata con il suo accento americano, era così vera che mi dava l’idea di una freccia conficcata nel bersaglio’’,  ( Sogni e Favole), un ragazzo, ancora, a cinquantasette anni, che riesce a rievocare i morti,  a celebrarli, renderli amatissimi dai lettori, e a mettersi a nudo con quell’io che diventa universale pur parlando soprattutto di altri scrittori, ai più sconosciuti, suoi amici che hanno lasciato questa dimensione.

    ’È solo dopo un po’ che ci rendiamo conto che quello che stiamo leggendo non è un romanzo come tanti altri. Perché quel mondo esterno, in realtà, non esiste se non nella mente del personaggio. O meglio, è uno spazio mentale, una proiezione, quella che gli indiani chiamano una ma-ya- è una magia potente, un attributo degli dei. Il mondo ci inganna facendoci facendoci credere nella sua sussistenza, nel suo esistere al di fuori di noi – e lo stesso fa il romanzo. Ma in realtà, ciò che sembra agitarsi là fuori, si agita all’interno di una singola coscienza’’. Due vite, Emanuele Trevi.

    I morti hanno una loro volontà

    In una delle interviste che gli ho fatto, aveva appena terminato di scrivere Due vite ma non era stato ancora pubblicato, mi ha detto:

    ‘’ C’è una cosa che ho capito, di libro in libro: se tu ti immagini un morto, è farina del tuo sacco, te lo stai immaginando. Per esempio mio padre, che abitava in questa casa, sarebbe contento di me. Se me lo sogno è la stessa cosa, sono proiezioni nostre. Se lo scrivo è diverso. La scrittura è una tecnica in cui il morto fa sentire dentro  una sua volontà, perché mentre tu stai governando le virgole, gli aggettivi ecc, stai guidando una barca non stai pensando’’.

     

    Mariagloria Fontana

     

     

     

     

     

     

     

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