domenica, Ottobre 17, 2021
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    La storia d’amore e d’arte tra Marinetti e Benedetta Cappa

    In copertina Bendetta Cappa dipinta da Giacomo Balla

    Quando nel 1918 la giovane pittrice Benedetta Cappa, allora allieva di Giacomo Balla, incontrò Filippo Tommaso Marinetti fu subito scandalo.

    Lei aveva ventidue anni, proveniva da una famiglia borghese di Roma e si era da poco avvicinata al mondo della pittura avendo da sempre coltivato interessi artistici e letterari. Lui di anni ne aveva quarantadue e con la stesura del Manifesto del Futurismo del 1909 aveva dato ufficialmente vita a una delle più grandi avventure artistiche.

    Sfidarono la morale comune

    Decisero di vivere insieme sfidando la morale comune che mal tollerava la differenza di età e la convivenza fuori del matrimonio e diedero inizio ad una delle esperienze più entusiasmanti di “arte in coppia”.

    Ammiro il genio di Benedetta, mia uguale non discepola, scriveva Marinetti che, nel 1923, rivedrà le sue posizioni assolutiste e critiche sull’istituzione del matrimonio e la sposerà dedicandole una pubblica promessa di fedeltà. Dalla loro unione nacquero le tre figlie: Ala, Vittoria e Luce.

    In foto: Benedetta Cappa e Filippo Tommaso Marinetti

     

    Spicologia di 1 uomo (1919)

    A segnare l’inizio del loro legame è la tavola “parolibera” di Benedetta dal titolo Spicologia di 1 uomo (1919): una combinazione grafica di immagini, lettere e parole in libertà nella quale emerge un essenziale, quanto ironico, ritratto psicologico dell’universo maschile e dello stesso Marinetti in particolare.

    Le tavole tattili

    Insieme condividono la formulazione delle idee alla base del Manifesto del Tattilismo (1921) fondato sulla rivalutazione del tatto per stimolare nuove sensazioni e tradurle in pensieri, parole e immagini. Con le “tavole tattili”, tra cui Sudan-Parigi realizzata con la collaborazione di entrambi, si tentava di accrescere la sensibilità umana e perfezionare le comunicazioni fra gli esseri umani, attraverso l’epidermide.

    Per Marinetti Benedetta Cappa esegue i bozzetti di scenografia per alcuni lavori teatrali: I prigionieri e l’amore (1926), L’Oceano del cuore (1928), Simultanina (1931).

    La figlia Ala, definì i suoi genitori

    “due esseri paralleli in grado di non cedere l’uno all’altro”

    in un reciproco rispetto dei propri e autonomi linguaggi. La visione artistica di Benedetta, divenuta uno dei volti femminili del Movimento Futurista, si era aperta in una direzione più mistica e spirituale che abbracciava anche la letteratura.

    Ritratto di Benedetta Cappa di Giacomo Balla

     

    Il romanzo Le forze umane. Romanzo astratto con sintesi grafiche (1924) segna l’inizio di un percorso di sperimentalismo verbale e visivo che prosegue con Il viaggio di Gararà (1931) e con Astra e il sottomarino (1935) contenente una dedica piena d’amore rivolta al marito.

    Visionarietà cosmica in Benedetta Cappa

    Ѐ con la produzione pittorica che Benedetta Cappa dimostra di non aver completamente aderito alla poetica che esaltava il dinamismo e l’energia della macchina, preferendo una visionarietà cosmica che si apre verso dimensioni spaziali più ampie, di natura anche trascendentale.

    L’aeropittura

    La dimensione spiritualista che la avvicina alle teorie di Kandinskij trova compiuta espressione nei dipinti che aderiscono all’aeropittura di cui, nel 1929, sempre assieme a Marinetti e ad altri protagonisti del movimento, firma il Manifesto.

    Le prospettive mutevoli del volo sostituiscono quelle terrestri, il punto di vista dall’alto impone la sintesi e una capacità di trasfigurazione del dettaglio a favore di una maggiore ampiezza di veduta, metafora di un nuovo spazio mentale. Si va oltre l’orizzonte terrestre per scoprire il cosmo.  Alla velocità della macchina esaltata dal primo futurismo si sostituisce l’aereo, mezzo ideale per fare esperienza di uno spazio infinito.

    Proprio i viaggi in aereo della coppia in Brasile, in Argentina e poi in Egitto, la partecipazione di entrambi alla prima spedizione sull’Etna per studiare le luci del vulcano, apriranno a Benedetta ulteriori prospettive che la condurranno alle atmosfere limpide e astratte di opere come Ritmi di rocce e mare (1930), primo dipinto realizzato da una donna a essere inserito nel catalogo della Biennale di Venezia, Prendendo quota a spirale (1932), Cime arse di solitudine (1936).

    Con la morte di Marinetti, nel 1944, inizia per lei un periodo buio in cui termina l’attività artistica ma avvia un lavoro di promozione e diffusione della memoria del Futurismo all’estero che le darà nuova forza fino alla morte nel 1977 a Venezia.

    La modernità della visione

    Artista totale, capace di mantenere sempre salda la propria identità accanto alla personalità forte e prorompente di Marinetti, Benedetta Cappa ha creduto nel progresso e lo dimostrano i pannelli del 1938 per il Palazzo delle Poste di Palermo sul tema delle telecomunicazioni. Vi affiora tutta la modernità della sua visione: l’intuizione di un futuro che avrebbe conquistato qualsiasi spazio e annullato le distanze.

     

    Eliana Cupiccia

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