giovedì, Giugno 30, 2022
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    Così come sei, Stefano Bon (Clown Bianco Ed., 2021). Recensione

    Cos’è l’amore? Un sentimento puro, positivo, gratificante? Il frutto di una relazione stabile, duratura nel tempo, vissuta alla luce del sole, i cui ruoli sono sanciti legalmente, oppure quando assume il volto di una relazione clandestina, libera da entrambe le parti, senza impegni, doveri né obblighi?

    Siamo sempre in grado di riconoscerlo e viverlo oppure rischiamo di farcelo sfuggire?

    Se lo chiede Stefano Bon in Così come sei, Clown Bianco Edizioni, romanzo che mette in scena la relazione clandestina fra un uomo e una donna – di cui non conosceremo mai i nomi –, la quale attraversa le loro esistenze, dalla giovinezza all’età in cui ci si congeda dalla vita, e – come ogni storia d’amore – conosce momenti intensi, “magici”, ma anche battute d’arresto, crisi.

    Un legame in cui la gioia e la noia si alternano, proprio come in una relazione “ufficiale”, che spesso soffoca e naufraga in ragione della pesantezza del vivere, dei casi e dei drammi che coinvolgono ogni coppia e nucleo familiare.

    All’inizio del romanzo, sembra trasparire in controluce che solo due amanti che non conoscono nulla l’uno dell’altra e condividono esclusivamente l’alcova – un ritrovarsi quasi casuale per trascorrere momenti felici e spensierati, animati dai piaceri della carne, dall’intimità che si crea fra i corpi, dai piaceri condivisi della gola –, possono esperire l’amore “vero” e “puro”, se lo sanno riconoscere e cogliere.

    Poi, però, pagina dopo pagina, anche questa tipologia di amore sembra non sopravvivere senza la sicurezza del ritrovarsi quotidiano, dello scambiarsi parole e attenzioni, del coricarsi insieme la sera e ritrovarsi l’uno accanto all’altra al mattino, del condividere viaggi, progetti e sogni, del mostrarsi – o fingersi – allo sguardo degli altri una coppia comune, “normale”, come tutte, con figli e album di famiglia colmi di ricordi e momenti felici.

    La relazione clandestina un alibi?

    Subentrano, allora, insofferenza, silenzi, allontanamenti e la relazione clandestina sembra rivelarsi soltanto un alibi per ritrovare sé stessi, i propri pensieri, pace e serenità al riparo dalla frenesia del vivere e delle relazioni familiari.

    Questo, almeno, accade ai protagonisti del romanzo, che a fasi alterne si ritrovano da soli a trascorrere del tempo nell’appartamento utilizzato come alcova e si rigenerano, si ritemprano, ripulendosi dalla caligine della vita di ogni giorno.

    Leggendo Così come sei si ha l’impressione che l’amore non possa essere costante, né essere imbrigliato da una convivenza continuativa, ma abbia bisogno di numerosi iati, lunghi momenti di lontananza fisica e psicologica, di ristrutturazioni interiori.

    L’amore – quello puro e vero -, ci suggerisce Bon, non coincide necessariamente con la clandestinità, non è questa la sua sostanza.

    L’amore esiste solo quando c’è rispetto di sé ed equilibrio, e sulla base di ciò si condivide con chi si ama tutto il resto: il desiderio e la passione, momenti lieti o funesti, interessi e hobby, fughe dalla routine e vacanze, accudimento reciproco.

    L’amore è la salvezza

    L’amore è la nostra sola salvezza, è l’unico sentimento che possa traghettarci attraverso l’esistenza, darle significato e restare – passando ad altri, come il testimone in una staffetta –, quando ce ne andiamo e, oltre la finitezza dei corpi e la materialità degli oggetti, di noi rimane ben poco.

    Così come sei pone numerose questioni, a tratti disturba, avvince, anche grazie all’impianto narrativo che si dipana attraverso l’alternarsi di più voci, quella di lui, la voce di lei, quella del narratore, cui si giustappongono gli echi di un’altra storia – che emerge dal carteggio di una zia di lui con l’uomo che ama –, naufragata questa, deludente e dolorosa, perché basata su segreti e menzogne, sul non detto che, giorno dopo giorno, diviene una prigione.

     

    Flavia Todisco

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