lunedì, Settembre 26, 2022
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    Génie la matta, Inès Cagnati, Adelphi

    Una madre raccoglie fave, ceci, piselli, fa fascine di legna nei boschi, prepara il maiale, ingozza le oche, munge le vacche, in giro per campi, fattorie e case private, ovunque le offrano qualcosa da fare e, in cambio, le diano qualche mela, del cibo oppure del vino.

    La figlia, bambina, le sta sempre dietro, la rincorre, reggendosi a stento sulle sue magre gambette, quando la raggiunge, la madre le dice: “Non starmi tra i piedi” e si rimette al lavoro.-

    Tra la madre e la figlia prevalgono silenzi e lontananze di corpi e pensieri. La gente del paese le scruta, le deride, le giudica, spesso le evita. Altrettanto fanno i ricchi parenti, zii, cugini, la nonna, madre della donna.

    Soltanto il nonno riserva sempre una parola gentile alla nipote e un pensiero affettuoso per la figlia, ripudiata e cacciata a diciassette anni ché si è macchiata di un’onta indelebile: stuprata da un uomo, di cui non ha mai rivelato il nome, è rimasta incinta e ha avuto la piccola Marie, memoria vivente della violenza, della vergogna e del bando familiare.

    Solitudine, disperazione, abbandono e miseria, qualche smunto animale sono le uniche compagnie delle due donne, il vuoto che le circonda è assordante, come i loro rispettivi silenzi.

    Madre e figlia si arrangiano a vivere, in una casupola scalcinata, arredata con lo stretto necessario, sperduta nella campagna, dove solo la natura è loro vicina e sodale, come quando il vento soffia tra i salici o l’acqua gorgoglia nei ruscelli.

    È una vita di stenti la loro, di privazioni, che sembra però trovare, prima, un proprio equilibrio, poi, addirittura un riscatto: per entrambe, quello dell’amore fatto di attenzioni e parole gentili. Ma è soltanto un’illusione: per Génie la matta e sua figlia Marie non può esserci redenzione, né pace alcuna o tregua.

    Così la gioia e la serenità, conquistate a fatica, se ne vanno all’improvviso e dietro di esse non restano che distruzione e macerie, e nessuna consolazione.

    Génie la matta

    Génie la matta, secondo romanzo di Inès Cagnati, pubblicato in Francia nel 1976, divenuto subito un grande successo di pubblico e critica (ottenne il Prix des Deux Magots) e ora pubblicato in Italia da Adelphi, nella traduzione di Enea Marchi, narra la loro storia.

    Lo stile

    La lingua è per lo più scarna, fatta di cose e oggetti concreti — la terra, il fango, la paglia, il secchio, il latte, la vacca —, e silenzi, che celano emozioni e sentimenti.

    Eppure, tra le maglie di tanta desolazione, la poesia, alfine, filtra, quindi sgorga, soave e seducente. E avvince il lettore attraverso una storia, in cui l’amore materno non è mai certo, sicuro, scontato, ma sempre precario e minacciato, e a chi è bambino non resta che rincorrerlo, attenderlo, presidiarlo, senza riuscire tuttavia a metterlo in salvo.

    L’autrice

    Inès Cagnati, attraverso gli occhi e le parole della piccola Marie, racconta con una sensibilità e sobrietà davvero incredibili, la solitudine dell’infanzia, le sue contraddizioni e sofferenze, le sue illusioni e tradimenti, le sue fratture, a fatica (o forse mai) ricomposte nell’età adulta.

    E il lettore, smarrito e trasognato, si ritrova, proprio come Marie, a rincorrere e vagheggiare il ristoro che un tempo gli derivava dall’affondare la testa tra il collo e la spalla della mamma: là dove ogni bambino trova rifugio e cerca una promessa, quella dell’amore puro, assoluto, gratuito.

     

    Flavia Todisco

     

     

     

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