mercoledì, Agosto 10, 2022
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    Un fisico teorico tra energie sottili e atmosfere complesse

    Isole d’ordine con forti venti irrazionali

    1.Una prefazione

    Un’amica mi ha chiesto una prefazione per un suo libro su temi  “new age”. Come fisico teorico dovrei considerarla una provocazione e prendere le distanze dal contenuto. Viviamo in tempi in cui si esaltano dubbio, curiosità e ironia ma si pretendono devozioni assolute e scelte prive di sorriso. L’invito non è inteso come una sfida, ma temo sia basato sul grosso equivoco delle famose “energie sottili”, energie non catalogate dalla fisica e che pure farebbero “cose”, almeno secondo chi ne sostiene l’esistenza e ci ricorda che “si tratta non solo di energie di natura fisica, ma anche astrali e mentali.” Sono diversi i motivi per cui ho accettato la sfida e tutti hanno a che fare non tanto con la fisica teorica come disciplina quanto con quel modo di stare al mondo che deriva dal coltivare la scienza come abito. Più avanti dirò qualcosa pure sulle energie sottili.

    Carl Gustav Jung e Wolfgang Pauli e la sincronicità

    I fisici hanno sempre avuto tentazioni di confine e di deriva. Pensiamo alla famosa collaborazione tra Carl Gustav Jung e Wolfgang Pauli sulla sincronicità (si vedano per una riflessione contemporanea i bei libri del filosofo Silvano Tagliagambe, Tempo e sincronicità. Tessere il tempo, 2018, con Angelo  Malinconico, e Come in uno Specchio,2020, entrambi per Mimesis); all’interesse di Erwin Schrödinger per la filosofia indiana che in modo inaspettato continua a influenzare alcune interpretazioni della meccanica quantistica; o ai cicli di seminari tenuti negli anni ‘70 all’Esalen Institute (il nome deriva da una tribù pellerossa della California settentrionale) da studiosi del calibro di David Finkelstein, Henry Stapp e Richard Feynman,e che furono un vero Gotha informale della fisica. Una vivida testimonianza di quel singolare incontro tra i fondamenti della fisica quantistica e la controcultura è offerta dal libro di Gary Zukav La danza dei maestri Wu Li:

    Un pranzo a Esalen è un’esperienza multidimensionale. Gli elementi sono lume di candela, cibo biologico e una contagiosa naturalezza che costituisce l’essenza dello spirito del luogo. Sarfatti ed io ci sedemmo accanto a due uomini che stavano già mangiando. Uno era David Finkelstein, un fisico della Yeshiva University di NY, che era lì per una conferenza. L’altro era Al Chung-liang Huang, un maestro T’ai Chi che stava conducendo un seminario a Esalen. Non avremmo potuto scegliere compagnia migliore. La conversazione si spostò presto sulla fisica. “Quando ho studiato fisica a Taiwan”, disse Huang, “la chiamavamo Wu Li. Significa ‘Patterns di Energia organica’.

    David Kaiser Come gli hippie hanno salvato la fisica 

    Per il lettore appassionato di storia della fisica il Sarfatti citato è uno dei protagonisti del libro di David Kaiser Come gli hippie hanno salvato la fisica (Castelvecchi, 2013). Il sottotitolo inglese recita: Science, Counterculture, and the Quantum Revival.

    Erano anni in cui gli esperimenti non avevano mostrato ancora in modo deciso quello che oggi è noto a tutti: la non località e i fenomeni di entanglement non sono stranezze della meccanica quantistica ma ne costituiscono il tratto essenziale, la perla all’interno delle equazioni.

    Non c’è niente di più sottile della fisica quantistica

    Mentre i laboratori giocavano a rimpiattino con i risultati (‘in accordo con la MQ’; ‘in accordo con la disuguaglianza di Bell’; etc.), a Esalen i fisici trovarono, fuori da un contesto accademico, la possibilità di parlare liberamente di come sarebbe cambiato il volto della fisica con l’entanglement. E fu quasi inevitabile, data la sua natura (connessioni tra i sistemi fisici che dovrebbero essere vietate dal codice relativistico), che l’argomento si mischiasse a volte con antichi sogni dell’umanità, come quello dei fenomeni ESP.

    Quando esplode un nuovo paradigma i vecchi steccati saltano e c’è sempre chi si perde in una terra di nessuno

    Si produce informazione sotto forma di nuove teorie ma anche molta entropia che miscela in modo incongruo il vecchio e il nuovo.

    Intendo suggerire che queste ibridazioni hanno portato a risultati significativi?

    Niente affatto. Personalmente, ad esempio, ritengo che la sincronicità non sia un “ponte tra la mente e la materia” ma una riflessione sui processi di significazione. E credo la non località avrebbe acquisito il ruolo esplicito e centrale che ha oggi anche senza le open minds del Fundamental Fysiks Group con il suo  mix di bong, LSD e misticismo orientale.

    2. Queste cose sono “vere”?

    Il punto essenziale è un altro. Uno scienziato non è la mera manipolazione impersonale delle sue nozioni. Una rappresentazione del mondo, una teoria o un modello, risponde innanzitutto ai criteri operativi imposti dai vincoli sperimentali, ma ci interroga anche sul senso di quella struttura. E per sua natura la ricerca di senso è un processo smisurato che abbatte ogni tipo di confine. Quando si entra in quel fiume in piena ogni cultura, stile di vita, tradizione (ri)diventa un archivio di possibilità.  E questo, piaccia o meno alle nostre dichiarazioni ufficiali sulla conoscenza e su ciò che dovrebbe essere, accade continuamente, da sempre.

    New Age e Underground

    Ad espressioni come “new age” ho sempre preferito, per una duplice ragione anagrafica e politica, il termine “underground” perché suggerisce l’idea di qualcosa che si agita in profondità, sotto gli ordini del mondo, nutrito dai conflitti taciuti e dalle contraddizioni celate nei massimi sistemi globali. Qualcosa di simile ad una ferita che rischia perennemente l’infezione ma il cui dolore mantiene viva una soglia di reazione. Tra i frutti dell’underground c’è il recupero dei sistemi simbolici, alcuni antichissimi altri variazioni sul tema, che rispondono al bisogno di senso.

    Molti anni fa ho aiutato mia sorella con la sua tesi in semiotica sull’I Ching, il libro dei mutamenti della tradizione cinese. Il mio non era un contributo culturale, mi limitavo a disegnare gli esagrammi e fotocopiarli (si era ancora in epoca preweb). Maneggiando quei simboli mi resi conto di una loro forte coerenza interna, e da un certo punto in poi non ebbi alcun bisogno di leggere i commentari. Non si trattava di “divinazione” nel senso comune, ma di una costellazione di situazioni archetipali in ognuna delle quali si individuava il miglior comportamento da tenere (una versione confuciana della teoria delle decisioni). In questo caso il ruolo della casualità è quello di superare il normale bias attentivo in modo da stimolare una diversa consapevolezza del proprio stato e delle scelte possibili. Qualcosa che si può dire anche dei sistemi astrologici e del test di Rorschach.

     

    Si potrebbe obiettare: ma queste cose sono “vere”?

    La risposta, parafrasando M. Schlick e V.W.O. Quine, è che non esistono “cose vere” se non all’interno di un dominio semantico predefinito.  I fisici in generale prediligono un impegno ontologico “del secondo ordine”, qualcosa che ha a che fare con la coerenza tra esperimenti ed equazioni (come diceva Giuliano Toraldo di Francia: “in che senso esiste un quark se non è osservabile?”) e tende ad evitare implicazioni metafisiche, per quanto possibile.

    Che senso avrebbe chiedere se l‘I Ching è vero, se non come pratica di auto-osservazione?

    Ancora: abbiamo bisogno di cose la cui verità è indefinita? Credo di sì. Quali, dipende dal percorso individuale e dalla situazione. La nostra mente funziona in questo modo, sospesa tra un possibile e un impossibile cui è arduo assegnare pesi di probabilità. Del resto, anche alle verità saldamente vincolate della scienza vengono spesso assegnati valori extrascientifici: personalmente non mi aspetto affatto transizioni spirituali dalla contemplazione dei simboli matematici di una teoria del tutto stampati su una maglietta, ma sento ogni giorno un gran numero di non-fisici parlarne come di un evento messianico. (Nota: qui “spirituale” non è contrapposto a “materiale”, indica piuttosto l’ambito dei valori e delle scelte).

    ( Fine prima parte )

     

    Ignazio Licata*

    • Fisico teorico, direttore scientifico dell’ISEM, Institute for Scientific Methodology per gli Studi Interdisciplinari con sede a Palermo.Si occupa di fondamenti della teoria quantistica, modelli matematici dei processi cognitivi e teoria della computazione nei sistemi fisici e biologici.Editor dell’ Electronic Journal of Theoretical Physics e di Quantum BioSystems, è autore dei volumi “Osservando la Sfinge” ( Di Renzo, Roma, 2003), e “La Logica Aperta della Mente” (Codice Edizioni, 2008), ha curato le antologie “Majorana Legacy in Contemporary Physics” ( EJTP/Di Renzo, 2006), “Physics of Emergence and Organization” (World Scientific, 2008), “ Landau Centenary” (Nova Publisher, 2009). Per la sua attività di frontiera tra fisica teorica, epistemologia e scienze cognitive gli è stato assegnato il Premio Le Veneri per la Scienza 2008.Cura il blog “ApertaMente”:

      http://ignaziolicata.nova100.ilsole24ore.com

      /https://en.wikipedia.org/wiki/Ignazio_Licata

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