domenica, Dicembre 4, 2022
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    Elisa Fuksas, Il fantasma di tutti i fantasmi

    Elisa Fuksas racconta il suo ultimo romanzo a Le città delle donne con questo testo inedito che segue.

     

    “Non fiori ma opere di bene” ( Marsilio, 2022) è una storia di fantasmi, desideri e paura. Vera e falsa, viva e morta, ipotetica e reale.

    Nata dalla mia rovinosa curiosità che nell’estate del 2020 mi ha portato da una misteriosa medium torinese, Ada. Io che da sempre temo ogni forma di magia, divinazione e lettura del futuro (un tempo che va lasciato in pace) ho fatto di tutto per non andare, ma dire di no alla vita mi è sembrato sbagliato, e quindi controvoglia sono partita, con una sola certezza: non l’avrei interrogata sul mio futuro, i miei amori, il mio lavoro… volevo da lei una storia da raccontare (ovviamente però senza farle direttamente questa domanda).

    Effettivamente la sua profezia, terribile, ha scatenato questo romanzo: Perderai una persona cara. Ti mancherà moltissimo. Non è proprio della tua famiglia.

    Ho iniziato a piangere. Lei si è innervosita, e poi: la morte non esiste (e neanche il tempo ovviamente). E ancora: magari è già morta questa persona, dipende dal punto in cui stai guardando la storia.

    Ho passato in rassegna i morti della mia vita, in questa prospettiva insensata (che però via via assumeva senso) in cui anche un “già morto” può rimorire. E ho pensato a mio nonno paterno, il fantasma di tutti i fantasmi, il morto che poteva rimorire.

    Cosa sapevo di lui? Niente, praticamente. Neanche il nome sapevo con certezza: Raimond, Raimondas, Raimoundas, Raimondo. Sapevo però che era lituano, morto nel 1950 troppo giovane – quasi fosse una colpa – che era ebreo, ma che era diventato cattolico per salvarsi la vita nella Roma fine anni ’30, e che non poteva fare il medico in quanto straniero e per questo lavorava di nascosto in un ospedale grazie a un amico.

    Chiamo mio padre, unico ormai in grado di darmi questa informazione, e gli chiedo dove è la tomba di suo padre. E lui: era dell’ariete. Io ho insistito: dove sta? E ancora, lui: dove deve stare, al cimitero, al Verano. E poi mi dice di contare x tombe a partire dall’ingresso, la tomba sta là.

    Decido di andare a verificare e dopo un po’ di “turismo cimiteriale” fatto di incontri con maratoneti, prostitute e occupanti di cappelle divelte, seguo le istruzioni di mio padre, conto x tombe dall’ingresso principale… ma la tomba non c’è.

    Passa il tempo, mesi, anni, e niente, la tomba non si trova. Tutti hanno idee e suggerimenti mentre io non so quale punto di vista sia quello giusto né di quale memoria fidarmi: se di quella emotiva di mio padre o di quella burocratica dei documenti pieni di vizi di forma, incongruenze, cognomi mal scritti e nomi mancanti. Alla fine ho preferito quella desiderata, di memoria…

    In uno scambio permanente tra realtà e fiction, tra vivi e fantasmi, tra esperienza e sue possibilità, ho scritto il libro in attesa che la realtà tornasse ad avere senso. Cosa che è successa solo dopo che ho cambiato il punto di vista.

    “Non fiori ma opere di bene” è uscito e sono paralizzata dalla sua venuta al mondo, perché è pieno di storie dimenticate e fantasmi e oblio. E mi chiedo se è giusto mettere luce nell’ombra (e viceversa, certo) e se mio nonno sarà contento o mi perseguiterà.

    Se questo modo di fare e di scrivere – dunque anche di vivere – è leale nei confronti della realtà o la perverte, una contraffazione infernale e indecente che prima o poi dovrò scontare.

    E che la storia che mi ha offerto Ada è sempre stata mia.

     

    Elisa Fuksas*

    *Elisa Fuksas regista e scrittrice, è nata a Roma nel 1981. Ha pubblicato La figlia di (Rizzoli 2014),  Michele, Anna e la termodinamica (Elliot 2017), Ama e fai quello che vuoi (Marsilio,2020). Dopo iSola (2020), nel 2021 è uscito il suo nuovo film, Senza fine.

    Non fiori ma opere di Bene (Marsilio, 2022) è il suo ultimo romanzo.

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