lunedì, Luglio 15, 2024
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     “Spare”, principe Harry, un caso editoriale o solo marketing?

     

     

    Che cosa c’è dietro il successo planetario di “Spare”, il memoir degli scandali alla corte inglese? A esserne autore e, allo stesso tempo, protagonista è il principe Harry, fino a pochi anni fa il più popolare dei Windsor e oggi figura controversa della Royal Family dalla quale è sempre più lontano, e non solo per un Oceano di mezzo. I fattori vincenti – discussi e discutibili – sono diversi. È stato fondamentale il contributo stellare del ghostwriter J.R. Moehringer, giornalista e romanziere americano Premio Pulitzer, già artefice di “Open”, autobiografia del tennista Andre Agassi, e di “The Tender Bar”, in cui lo scrittore ha raccontato la sua vicenda personale, legata a un padre assente, diventato poi un film diretto da George Clooney e interpretato da Ben Affleck. Ma c’è ben di più.

     

    Vendite da record per “Spare”, secondo solo a Harry Potter

    “Spare”, il discusso libro-fenomeno del 2023 pubblicato da Penguin Random House, è uscito il 10 gennaio in 16 lingue diverse in contemporanea (in Italia per Mondadori, con lo splendido lavoro di traduzione di Sara Crimi, Manuela Faimali, Valeria Serena Gorla e Laura Tasso). Secondo le certificazioni del Guinness World Record, il volume è diventato in un batter d’occhio il titolo di saggistica più venduto di tutti i tempi: solo nel primo giorno di distribuzione sono andate a ruba 1,43 milioni di copie nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Canada. Un risultato superiore a quello, già ragguardevole, riscosso dal precedente detentore del primato, “A Promised Land” di Barack Obama (887 mila copie vendute all’esordio). Gli unici volumi che finora hanno ottenuto di più al debutto sono quelli con protagonista un altro Harry, il maghetto Potter di J. K. Rowling, secondo quanto hanno commentato i vertici della casa editrice del duca di Sussex.

     

    Indiscrezioni piccanti e racconti shock

    Ma gli scaffali svuotati per “Spare” danno ancora più da pensare se si considera il fatto che, con una violazione dell’embargo stabilito dall’editore statunitense, il memoir è uscito in Spagna cinque giorni prima della data ufficiale della messa in commercio a livello mondiale. Ciò ha implicato un fuggi fuggi della maggior parte delle rivelazioni contenute all’interno, inclusi i dettagli sull’uso di alcol e droghe da parte di Harry, la perdita di verginità, l’esperienza nell’esercito britannico, l’uccisione di 25 talebani in Afghanistan, la lite furibonda col fratello maggiore William e la spinosa questione dell’attribuzione della paternità vissuta dal secondogenito di Carlo e Diana, solo per citarne alcuni. Particolari che hanno fatto il giro del web suscitando indignazione, ma, al contempo, solleticando la curiosità dei lettori (i quali, se poi hanno effettivamente aperto e “spulciato” capitolo per capitolo, paragrafo per paragrafo, hanno trovato sì quelle citazioni e quei particolari, ma inserite in un contesto più ampio e articolato, e con un senso spesso differente da poche frasi troncate buttate in pasto alla Rete e avulse da una cornice più strutturata). Senza contare che la maggior parte degli argomenti pruriginosi, come sottolinea lo stesso Harry, erano già stati passati al setaccio e analizzati al microscopio da vari tabloid scandalistici del Regno Unito fin da quando l’autore era in fasce.

     

    La ruota di scorta dell’erede al trono

    Più che un lungo j’accuse del principe, “Spare” è il suo racconto in prima persona (tono narrativo che favorisce l’immedesimazione e l’empatia) della sua inquietudine e del suo smarrimento nella “gabbia dorata” di Palazzo, nonché il suo “percorso” – come direbbero in un reality (o forse, in questo caso, dovremmo parlare di un royality) – da rampollo frustrato e prigioniero di una reggia in cui si è sempre sentito un estraneo a un uomo che ha abbracciato un cambio di vita radicale. Il titolo, “Spare”, la ruota di scorta, racchiude in sé le sorti della “lotteria genetica” a cui sono sottoposti tutti i “numeri due” delle casate reali fin dall’antichità rispetto ai primogeniti eredi al trono. «Io ero l’ombra, il sostegno, il piano B», ammette Harry. «Ero venuto al mondo nel caso fosse accaduto qualcosa a Willy, ero stato convocato come rinforzo, distrazione, diversione e, se necessario, pezzo di ricambio. Magari un rene, una trasfusione di sangue oppure un frammento di midollo spinale». Una distanza, quella tra il principe e il resto della sua famiglia, che si è resa sempre più evidente con l’arrivo a corte della moglie americana Meghan Markle. Con tutto un proliferare di dinamiche contorte che sono scaturite e si sono sviluppate tra le prime linee dei Windsor e gli austeri funzionari di Palazzo da un lato e, dall’altro, i Sussex, che si sono trasferiti prima in Canada e poi negli Stati Uniti, in California, in cerca di un esilio dorato – ma non privo di ruggini e opacità – e sempre più impegnati come celebrities e imprenditori. “Spare”, tuttavia, ci consegna la versione di Harry, non la verità assoluta, che peraltro, nella realtà, è sempre estremamente più complessa e sfaccettata, con il contributo attivo e spesso l’alternanza di ruoli di tutti gli attori coinvolti.

     

    Gli archetipi delle fiabe in chiave moderna

    Dal punto di vista della narrazione, ritroviamo gran parte dei classici archetipi che in letteratura “funzionano” dalla notte dei tempi: il viaggio dell’eroe, la principessa triste e infelice, l’amore tradito – quello di Lady Diana, ma anche quello dei due fratelli un tempo indivisibili, William e Harry – la matrigna che intenderebbe mettere definitivamente le grinfie sulla Corona, oltre che sul padre dell’autore-protagonista. C’è anche l’elemento accattivante della “favola capovolta” dal sapore contemporaneo, dove non è Biancaneve a essere risvegliata dal principe, ma è quest’ultimo che apre gli occhi dopo aver incontrato una donna forte, mossa da ambizioni personali e proveniente, a sua volta, da un vissuto familiare complesso (origini miste, genitori divorziati, rapporti diventati difficili con un fratello e una sorella da parte del padre e il distacco recente con quest’ultimo). C’è l’amore ritrovato: quello di Harry per Meghan (che rispetto all’allontanamento dalla Royal Family, è stata una sorta di detonatore e amplificatore, non mera e unica artefice), ma, prima ancora, – sembrerebbe – quello verso di sé. Più che rivalsa e vendetta contro qualcuno, “Spare” pare trasudare desiderio di autoaffermazione e di definizione della propria identità, certamente imprescindibile dalle proprie origini e dai propri trascorsi, nel bene e nel male, tra luci e ombre. Il tutto in un arco temporale che abbraccia passato, presente e futuro nelle tre parti del testo, scandite dai versi della poesia “Invictus” di William Ernest Henley: «Dal profondo della notte che mi avvolge», «Sanguinante ma indomito» e «Capitano della mia anima».

     

    L’ambivalenza nei confronti di Harry

    Il racconto di Harry alza ulteriori polveroni perché è la confessione di un principe che ha sempre suscitato un’attenzione mediatica e popolare morbosa. Lo racconta lui stesso e lo sanno bene i Millennials, che con lui hanno condiviso e condividono generazione e riferimenti culturali degli anni Novanta, dalle band come le Spice Girls alle serie Tv come Friends. Non solo. Harry è il figlio della donna che, all’epoca, era la più fotografata e la più celebrata al mondo e, in base alle sue stesse rivelazioni, la meno amata, o almeno lei si sentiva così, con un marito – poi diventato ex consorte – che praticamente non aveva mai interrotto la relazione parallela con l’amante all’epoca invisa ai più, a partire dalla corte, e oggi a un passo dall’incoronazione tra folle festanti.

    Diana Spencer

    Charles, Prince of Wales, and his wife, Princess Diana (1961 – 1997), wave to the crowds following their wedding ceremony at St Paul’s Cathedral, London, UK, 29th July 1981. (Photo by Princess Diana Archive/Hulton Royals Collection/Getty Images)

    Una vita spezzata da una tragedia, quella di Diana, la cui morte prematura dopo l’incidente fatale nel tunnel parigino dell’Alma, il 31 agosto 1997, è diventato il trauma che ha segnato per sempre i suoi figli, la Royal Family inglese e milioni di persone del pianeta che l’hanno vissuta come dramma collettivo culminato al suo funerale, il primo grande evento mediatico all’alba del nuovo millennio.

    Difficile dimenticarsi di quel ragazzino, che poco dopo avrebbe compiuto tredici anni, e di suo fratello quindicenne, costretti a fronte della ragion di Corona a sfilare in un macabro corteo dietro al feretro della propria madre, bianchi come cenci, infagottati in abiti più grandi di loro come più grande di loro era la situazione che si era verificata, paralizzati dal dolore, in mezzo a milioni di occhi che li fissavano con commozione e pietà e a un silenzio irreale carico di tensione. Forse il racconto di Harry smuove i lettori e ne polarizza il giudizio anche perché, in fondo, è in linea con l’era attuale in cui molti sentono il bisogno di sfogarsi di torti subìti, o presunti tali, a furor di popolo, condividendo con estranei le proprie ferite e la propria rinascita.

     

    Il brand Windsor e la famiglia disfunzionale

    In “Spare” emerge il tema dibattuto della famiglia disfunzionale, a cui non si sottraggono certo le teste coronate, anzi: nelle monarchie, in cui la sfera privata è oscurata da quella pubblica che inesorabilmente prende il sopravvento e fagocita la prima, determinate dinamiche appaiono amplificate in modo esponenziale. Si tratta di squilibri tutt’altro che irrilevanti, interni alla dinastia, che, un po’ come la “livella” di cui parlava Totò, alla fine mettono sullo stesso piano reali e persone comuni. Anche sovrani e principi piangono. E quante lacrime amare si trovano a versare. Il racconto di Harry squarcia alcuni degli ultimi veli illusori della monarchia inglese, in gran parte caduti all’epoca di Lady Diana e adesso sempre più sbilenchi di fronte alla nuove sensibilità contemporanee.

     

    Reggerà la monarchia inglese dopo “Spare”?

    Non c’è dubbio che l’immagine della Corona risulti danneggiata dalle rivelazioni di Harry, ma il brand dei Windsor continua a essere ancora solido e radicato negli inglesi, per quanto da tempo serpeggi un forte sentimento antimonarchico con cui, inevitabilmente, il re Carlo e i suoi congiunti devono fare i conti. Eppure la loro popolarità ha persino beneficiato dell’“effetto Spare”, non fosse altro che per il moto solidale nei loro confronti da parte di quanti vanno ripetendo a gran voce che i panni sporchi devono essere lavati rigorosamente in famiglia – sia essa reale o comune, poco importa – non davanti alle telecamere o in un bestseller. Un’attitudine da star di Hollywood, più che da principe londinese e che, del resto, ben riflette la vita attuale di Harry e dei suoi affetti in quel di Montecito, Santa Barbara.

     

    Non solo accuse: i ricordi belli di Harry

    Di sicuro dopo la lettura del memoir “Spare” si può comprendere quanto, a tratti, sia anacronistica l’istituzione che si fonda ancora su tradizioni arcaiche che riportano ai riti dei druidi e ai costumi del Medioevo. È noto da tempo, del resto, che figure come quelle di William e Kate sono impegnate proprio in un progetto di morbido e delicato rinnovamento della monarchia, conferendole un volto più umano e moderno, ma sempre con la sobrietà e il rigore che l’ha contraddistinta nei settant’anni di regno di Elisabetta II. A questo proposito, in “Spare” non mancano nemmeno toni affettuosi e ricordi teneri riferiti alla nonna-regina del Novecento per antonomasia, alla compianta madre Diana, ma anche alle ex fidanzate di Harry come Chelsy Davy e Cressida Bonas, tra le poche persone in grado di avvicinarsi davvero al principe e di entrare in intimo contatto con lui in periodi in cui lui stesso era, per sua ammissione, “sconnesso” e distante dal proprio io.

    In mezzo alle recriminazioni, soprattutto nei confronti di Camilla e William – inserite, comunque, in aneddoti e ricordi più ampi e più articolati meno tranchant delle poche frasi estrapolate e diventate virali – parole di comprensione e di amore sono spese da Harry per Carlo: oggi il figlio, ritrovandosi a sua volta ad avere due bambini, riesce a capire meglio le difficoltà che il padre dovette affrontare durante l’infanzia e l’adolescenza del secondogenito, come genitore e come rappresentante di un’azienda-istituzione da dover mettere sempre al primo posto nelle scale delle priorità. Una legge rimasta cristallizzata nei secoli, gelida e spietata.

     

    Il successo commerciale di “Spare” e i detrattori

    A far storcere il naso e a rendere poco trasparente la veridicità di alcuni retroscena confidati urbi et orbi dal principe c’è la grande operazione di marketing legata a “Spare”, primo libro di un progetto che comprende altri tre volumi e per cui il principe ha ricevuto un lauto anticipo di 20 milioni di dollari (di cui 1.500.000 dollari devoluti a Sentebale, l’organizzazione che ha fondato con Harry con il principe Seeiso, in memoria delle loro madri, per aiutare finanziariamente i bambini vulnerabili e i giovani affetti da Hiv/Aids in Lesotho e in Botswana e 300.000 sterline stanziate per l’ente no-profit WellChild, in favore dell’assistenza domiciliare di bambini e giovani con complesse esigenze sanitarie).

     

    Parenti serpenti

    È poco apprezzabile l’idea di arricchirsi e aumentare la propria popolarità vuotando il sacco e additando i propri «parenti serpenti», tra colpi bassi, segreti, gelosie, invidie e risentimenti a destra e a manca. Ma almeno in un paio di punti Harry, così controverso e divisivo, riesce a mettere molti d’accordo. Al di là dei giudizi contrastanti che suscita, la sua è una testimonianza vivente del fatto che, andando oltre le apparenze, può esserci ben poco oro luccicante dietro certi portoni tempestati di gemme preziose, con macchie e aloni difficili da togliere, anche dalla propria mente e dal proprio animo. E che dire di legami e sentimenti forti come quello tra lui e il fratello William, relazioni tutt’altro che idilliache in cui persino il “noi” apparentemente più solido viene travolto dalla competizione e dalla spinta individualistica dell’“io”.

     

    La magia del colibrì, leggero e veloce

    Vorrebbe emanciparsi dalle sue ingombranti radici, Harry, e invece sembra ancor più legato a doppio filo a esse, intrappolato in certi nodi e grovigli. In fondo, presto o tardi ci ritroviamo in tanti a fare i conti con le nostre radici, con esiti differenti e sentimenti altalenanti. Grazie anche alla penna talentuosa di J. R. Moehringer, una speranza che nonostante tutto resta alla fine – e questa è davvero per chi ha letto il libro da cima a fondo – è di poter vivere certi viaggi, in giro per il mondo e dentro di sé, con la leggerezza e l’agile velocità di quel colibrì che a un certo punto svolazza tra le pagine di Harry. Messa da parte, per un attimo, la voce del principe, molti di noi possono cogliere nelle sue piume variopinte un simbolo legato a particolari «visitatori» che ci hanno preceduto e che, chissà, ogni tanto, magari, fanno capolino nelle nostre giornate all’improvviso, sotto altre spoglie. Con tutta la struggente bellezza di «Odissei scintillanti» che rievocano la nostra personale Itaca, ovunque e qualunque essa sia.

     

    Cristina Penco*

    *Cristina Penco, nata a Genova nel 1980, giornalista, scrive di famiglie reali, celebrities, costume e società, lifestyle, attualità e spettacolo per giornali dedicati alla cultura e alle eccellenze in Italia e nel mondo, riviste per la famiglia e periodici femminili. Con Diarkos ha pubblicato “Meghan Markle. Una Duchessa ribelle” nel 2019, “La saga dei Windsor” nel 2020 e “I Windsor” nel 2022. Nel 2023, sempre per Diarkos, uscirà “Anna Bolena”.

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