«Aspetta un attimo che spengo la radio, stavo ascoltando un programma sull’anniversario della morte di Pasolini», dice Stefania Sandrelli a Valerio Cappelli che la intervista per il Corriere della Sera, con la voce calda e familiare che da decenni accompagna il cinema italiano. È un attacco che sembra una scena scritta, e invece è la realtà: quella di una donna che ha attraversato la storia culturale del nostro Paese, rimanendo sempre autentica, curiosa e ironica.
Stefania Sandrelli, una vita tra arte, affetti e ribellione
L’attrice viareggina, 78 anni, ripercorre ricordi personali e professionali che intrecciano il suo destino con quello di Pier Paolo Pasolini, di Gino Paoli, di Robert De Niro, di tanti uomini e registi che hanno lasciato un segno nella sua vita e nel suo mestiere. In un momento in cui il cinema italiano riflette sulla propria identità, la voce di Sandrelli suona come quella di una testimone privilegiata — sincera, disincantata e ancora innamorata del set.
Stefania Sandrelli e Pier Paolo Pasolini: un incontro al laghetto dell’Eur
«Eccome se l’ho conosciuto Pasolini», racconta. Aveva diciotto anni e una bambina, Amanda. Viveva all’Eur, in un piccolo appartamento vicino alla casa del poeta, che abitava con la madre in via Eufrate. «Con lui prendevo il gelato. Io avevo appena girato Germi, non ero ancora così famosa. Lui era già il grande poeta».
Le loro chiacchierate erano fatte di semplicità e quotidianità. Pasolini, affettuoso con la piccola Amanda, aveva un’ironia disarmante: «Una volta le disse, vedendo le ginocchia sbucciate: “Le hai fatte così perché preghi troppo sul pavimento?”». Tra un gelato e una battuta, si consumava l’incontro fra due mondi: la purezza giovanile di una ragazza di provincia e l’intelligenza complessa di uno degli intellettuali più controversi del Novecento.
Il cinema che cambia: «Meno sale, più nostalgia»
Oggi Sandrelli non nasconde la preoccupazione per il futuro del cinema. «Le sale chiudono una dopo l’altra, anche se a Roma si intravede qualche riapertura eccellente. I film restano poco in programmazione, e il cinema all’aperto non è la soluzione».
Parla da attrice che ha visto passare epoche intere, dalla pellicola alla piattaforma digitale. «Ci sono meno spazi per le storie, ma la voglia di raccontare non è mai mancata. Il problema non è solo il mercato, ma l’attenzione del pubblico».
Nel suo nuovo progetto televisivo, interpreta un’attrice che accetta di lavorare con una giovane regista emergente. Una storia che riflette, con ironia, lo scontro generazionale del cinema contemporaneo.
Gli amori di Stefania Sandrelli: tra passione e indipendenza
Difficile parlare di Stefania senza citare gli amori che hanno attraversato la sua vita. «Ho amato tre uomini: Nicky Pende, Gino Paoli e Giovanni Soldati», confessa con la naturalezza di chi non ha bisogno di difendersi.
Di Paoli conserva un ricordo complesso ma affettuoso. «Una volta gli spaccai casa, scegliendo con cura le cose che amava di più. Avevo scoperto dei vestiti da donna non miei. Gli chiesi: di chi sono? Mi rispose: tuoi. Gli urlai: io li conosco i miei vestiti!».
Nonostante tutto, non c’è rancore nelle sue parole, ma una consapevolezza serena: «Non mi sono mai sposata di nuovo. Ho avuto tante vicissitudini, ma non mi sono mai lasciata abbattere».
Accanto a lei, da oltre quarant’anni, c’è Giovanni Soldati, figlio dello scrittore Mario. «Andiamo al Caffè Galliano, a Viareggio, a mangiare i budini di riso. È il nostro piccolo rito».
Ricordi di set: da De Niro a Gassman, passando per Mastroianni
La memoria di Sandrelli è un archivio vivente del cinema italiano. Con tenerezza rievoca l’incontro con Robert De Niro durante le riprese di Novecento: «Era buio, lui in macchina non diceva una parola. Mi voltai e dissi: “Oh Madonna, come sei carino”. Si tirò indietro, ma un po’ c’era e un po’ ci faceva».
Di Vittorio Gassman dice: «Il più grande dei Colonnelli della commedia. A Cannes mi prese in giro perché ordinai un “americano” senza sapere cosa fosse. Ma mi guardò con quel sorriso che diceva tutto».
E poi Mastroianni, «con la sua indolenza meravigliosa», e Nino Manfredi, «fisicamente il mio preferito».
Sandrelli non ha mai perso la leggerezza: «Io pattinavo, ballavo, e ballo ancora. Zucchero e Stevie Wonder mi fanno scatenare come una pazza. Se capita, ballo da sola».
Tra ribellione e dolcezza: il coraggio di essere se stessa
«Sono maliziosa e ribelle», ammette senza esitazioni. «Dopo La chiave, Tinto Brass voleva un bis. Gli risposi: buona la prima. Poi arrivarono le copertine di Playboy e Playmen, e mi parlarono di pezzetti di glutei: risposi che non sono un pollo arrosto».
Una risposta che racchiude tutta la sua ironia e la sua libertà. Ribellione sì, ma con misura e grazia. «A 15 anni andai alla Bussola con un vestitino verde a frange. Passai sotto il palco per farmi notare da Gino Paoli. Gli tirai un amo, non ero una che prendeva l’iniziativa».
La madre, la casa, le radici: il cuore segreto di Stefania Sandrelli
Dietro la diva c’è la madre, la donna che conta i piedi dei ragazzi addormentati a fine serata. «Lo facevo per vedere se vi eravate ritirati tutti. Contavo i piedi senza svegliarvi».
E poi Viareggio, la casa sul mare e la terrazza con il letto della nonna della nonna: «Ora ci dormo io. È come chiudere un cerchio, tornare alle origini».
C’è un’Italia che si rispecchia in lei, fatta di memoria, leggerezza e dignità. Stefania Sandrelli continua a rappresentarla con la naturalezza di chi non ha mai smesso di credere nella vita, anche nei suoi chiaroscuri.
Un’icona senza tempo
In un panorama artistico in continua trasformazione, Stefania Sandrelli resta una figura di riferimento: non solo per la sua carriera, ma per la sua autenticità. La sua voce, che attraversa generazioni, racconta non solo il cinema, ma la vita stessa — con i suoi amori, i suoi dolori e la sua bellezza indomita.



