C’è un momento, nella vita di molte donne, in cui ci si guarda e ci si chiede: “Mi sto lasciando definire dagli altri?”. Lorella Cuccarini risponde con un ruolo che spiazza: Consolazione, donna di facili costumi, dentro “Aggiungi un posto a tavola”, in scena al Teatro Nazionale di Milano dal 5 al 22 febbraio nell’edizione dei cinquant’anni. La notizia non è solo teatrale. È culturale. Perché Cuccarini, “la più amata dagli italiani” per anni associata a un’immagine solare e composta, sceglie ancora una volta la deviazione: dopo la matrigna cattiva di “Rapunzel”, ecco un personaggio comico e irregolare, lontano dall’etichetta della “brava”.
Il musical della memoria: quando una bambina capisce che il palco può essere casa
Il racconto parte da lontano e ha il sapore di una scena domestica: da bambina, Cuccarini vede lo spettacolo con la famiglia, resta così colpita da tornare una seconda volta. Compra il doppio album e lo consuma fino a imparare tutto a memoria. Dentro quell’incanto c’è una scintilla che tante riconoscono: non serve avere già un progetto chiaro, basta sentire che una porta si è aperta. Lei lo dice senza romanticismi: studiava danza e quel palcoscenico, quel ruolo di Clementina, le accese una luce su ciò che sarebbe arrivato.
Consolazione: una donna “scomoda” raccontata con rispetto
Il modo in cui Cuccarini descrive Consolazione è la chiave: non la rende sexy “per dovere”, non la riduce a macchietta. Cerca una verità diversa, fatta di fragilità e vitalità. La sua Consolazione, spiega, punta più su simpatia e sensibilità che su sensualità. È un gesto che vale: significa restituire dignità anche ai personaggi femminili che la tradizione spesso usa per far ridere “a spese di”. Qui, invece, la comicità diventa ritratto, non umiliazione.
Il “secondo tempo” senza gabbie: il coraggio di non piacere a tutti
Cuccarini affronta un tema che molte donne conoscono benissimo: lo stereotipo. Racconta che oggi si sente più libera e che il sistema è cambiato: non esistono più vetrine gigantesche come “Fantastico” nel 1986, non esistono più figure capaci di accompagnare i talenti come Pippo Baudo. Il risultato è che ogni percorso diventa più personale, meno legato a un marchio appiccicato addosso. E quando il percorso è personale, a un certo punto scegli anche di non piacere a tutti. È lì che nasce la libertà vera.
Madre, insegnante, artista: la vulnerabilità come forza
Cuccarini parla di un tempo pieno di incertezze e lo guarda dalla prospettiva più concreta: quattro figli e tanti ragazzi incrociati ogni settimana ad “Amici”. La sensazione di instabilità, dice, entra nella quotidianità. E proprio per questo sente vicino il messaggio della favola: accoglienza, solidarietà, fiducia nel futuro. Parole che, dette così, sembrano semplici. Ma chi tiene insieme lavoro, famiglia, responsabilità e paura del domani sa che la semplicità è spesso la parte più difficile.
Il doppio binario con “Amici”: stanchezza, sì. Rinuncia, no
Dividersi fra recite milanesi e televisione è impegnativo, ma lei non lo vive come un azzardo. Il punto non è scegliere “che donna essere” in un solo spazio: il teatro è contatto diretto con il pubblico, la tv è un altro linguaggio, la musica un’altra pelle. E in questa pluralità c’è un messaggio forte, soprattutto femminile: non siamo una definizione sola. Possiamo cambiare ruolo, tono, età e desideri. Possiamo sorprenderci.



