Valentino Garavani è morto lunedì 19 gennaio 2026, nella sua casa a Roma, a 93 anni. La Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, cofondatore della maison e compagno di vita, hanno annunciato la scomparsa e reso note le modalità dell’ultimo saluto: camera ardente a PM23, Piazza Mignanelli 23, mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio dalle 11 alle 18; funerali venerdì 23 gennaio alle 11 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica.
Addio a Valentino a Roma: i luoghi del commiato e una città che riconosce la sua storia
Il commiato pubblico non è solo un dettaglio organizzativo: è un gesto che restituisce a Roma un pezzo del proprio racconto. Piazza Mignanelli, elegante e raccolta, richiama un’idea di bellezza fatta di misura, disciplina, visione. La basilica di Santa Maria degli Angeli, ampia e solenne, riporta il lutto in una dimensione civile: qui la moda non appare come capriccio mondano, ma come linguaggio culturale che ha inciso sul modo di guardare il femminile, in Italia e nel mondo.
Valentino e le donne: vestire non come ornamento, ma come scelta
Per un sito che parla alle donne, la domanda non è soltanto “cosa ha creato”, ma “cosa ha permesso”. Valentino ha vestito corpi e storie senza trasformarli in maschere. Molte donne lo hanno scelto perché in quel taglio, in quella linea, in quel tessuto, si sentivano riconosciute, non travestite. Eleganza non come premio, né come obbligo, ma come diritto a decidere come apparire. In un tempo in cui l’immagine femminile era spesso guidata dallo sguardo altrui, la couture poteva diventare anche un gesto di autonomia: non sempre, non per tutte, ma abbastanza da lasciare un segno.
L’atelier, le mani, il lavoro: la filiera femminile invisibile che sostiene il lusso
Ogni abito d’alta moda ha un lato che raramente finisce in foto: prove, correzioni, punti ripresi, ricami, stirature pazienti, competenze tramandate. Nel cuore di molte sartorie la presenza femminile è stata, ed è, decisiva. Valentino, con il suo rigore, ha reso centrale quel lavoro, anche quando non veniva raccontato. Parlando oggi della sua eredità, vale ricordare che il lusso non nasce dal nome in etichetta, ma da un sistema di professionalità che merita rispetto, tutele, percorsi di crescita, salari adeguati. Non è romanticismo: è economia reale e dignità del lavoro, spesso femminile.
Dopo il ritiro: la creatività come gesto intimo e la fedeltà all’arte
Valentino aveva lasciato la scena della moda nel 2007, con un addio sofferto, ma non aveva smesso di disegnare per progetti speciali e occasioni legate allo spettacolo e alla cultura. In questi ritorni discreti c’è un tratto che parla molto anche alle donne: l’idea che la creatività non coincida con la carriera, che l’identità non finisca con un ruolo. Si può rallentare, cambiare ritmo, proteggere la propria fragilità, e restare sé stessi. Nel racconto delle sue apparizioni degli ultimi anni, affiora anche la malattia: un promemoria sobrio, senza enfasi, del fatto che nemmeno il successo mette al riparo dalla parte più umana della vita.
Giancarlo Giammetti: un legame che ha retto la vita pubblica e quella privata
Accanto a Valentino, fino alla fine, c’è stato Giancarlo Giammetti. Il loro sodalizio è stato anche una storia di cura, presenza, continuità. Senza retorica: stare vicino significa attraversare giorni luminosi e giorni più duri, proteggere ciò che si è costruito, custodire memoria e affetti. La Fondazione che porta il nome di Valentino, e che oggi comunica il lutto, è anche questo: un modo per non disperdere una storia, per trasformarla in progetto, cultura, responsabilità.
Cosa resta oggi: un’idea di eleganza che parla di rispetto
In un’epoca dominata dalla velocità, dall’eccesso, dall’immagine consumata in pochi secondi, il lascito più attuale di Valentino somiglia a una parola semplice: rispetto. Rispetto per i corpi, per il tempo del lavoro, per la qualità, per il dettaglio. Molte donne, oggi, cercano proprio questo: non un modello irraggiungibile, ma un linguaggio che non umili, non riduca, non costringa. L’eleganza, quando è autentica, non chiede permesso e non chiede scuse. È una scelta consapevole, come può esserlo ogni gesto di libertà.



