giovedì, Dicembre 11, 2025
spot_img
spot_img
More

    Ultimi post

    Anne Sexton, Il Libro della Follia, ( La Nave Di Teseo, 2021)

    Annunci

    Nella perfetta e sensuale coincidenza tra persona e personaggio, alcuni autori hanno rintracciato la loro massima cifra artistica. Anne Sexton si autodefinisce “un’attrice nel proprio dramma autobiografico”, per la piena consapevolezza di aver fatto della sua vita un palcoscenico aperto al pubblico – del quale lei stessa è attrice e spettatrice- in cui mettere in scena una pantomima surrealista contro una società puritana e patriarcale, altrettanto inverosimile, a cui contrapporsi con la spudorata veemenza di una femminista ante litteram, libera dalla prigione della misandria.

    L’internamento psichiatrico

    Anne, in realtà, gli uomini li ama fin troppo: la sua integerrima vocazione a far sentire gli uomini sessualmente potenti è ciò che confessa al suo primo psicanalista, all’inizio del suo percorso di internamenti psichiatrici.

    Era tipica dei poeti confessional l’abitudine di auto-internarsi nelle cliniche di salute mentale che diventavano luoghi di meditazione e approfondimento del sé, su cui spettegolare all’uscita. Ed è proprio in questo primo ricovero che avviene, per Anne, la sincretica compenetrazione tra l’animo di Prostituta e quello di Poetessa, processo psicologico attraverso cui la prodigalità del corpo diviene missione culturale e sociale. Ecco che la definizione di confessional, per una poesia dal respiro così avvolgente ed estroflesso, non convince appieno e, in effetti, sembra che la stessa Anne non lo amasse tanto, preferendo un più rassicurante “storyteller” (dalla prefazione di “Poesie d’amore”, Le Lettere Edizioni) che, forse, oggi potrebbe rievocare lo sconcerto della più becera realtà mediatica ma, nell’America puritana degli anni Cinquanta, doveva proprio risultare come la possibilità d’un sorso d’acqua fresca nel deserto.

    E’ a questa società bigotta, paternalista e avvilente che Anne si oppone come donna e come scrittrice, creando un linguaggio sovversivo, irriverente e osceno che mira a rimpolpare e rilegittimare il corpo femminile, vittima (in parte) volontaria dell’American Dream e del falso mito della casalinga felice e intellettualmente sterilizzata.

    “Poesie su Dio”

    In una delle sue poesie più potenti, contenuta nella raccolta “Poesie su Dio” (Le Lettere Edizioni), Anne scrive:

    “Ero stanca di essere donna,

    stanca di pentole e cucchiai,

    stanca di bocca e seni,

    stanca di cosmetici e sete.

    C’erano ancora uomini alla mia mensa,

    seduti in cerchio attorno alla coppa dell’offerta.

    La coppa era piena d’uva nera

    e le mosche ci ronzavano attorno

    attratte dall’odore,

    e venne anche mio padre

    in candida erezione.

    Ma io ero stanca del sesso delle cose. (…)”

    Anne riesce a parlare a tutte le donne, una ad una, di quella sensazione di schiavitù archetipica così insediata e insinuata nella più intima individualità femminile da rappresentare la particella minima e imprescindibile di ciascuna, perfino della più libera, della più libertaria e della più libertina tra le donne-Strega di qualsiasi epoca.

    Da questi versi appena citati affiora, anche, un altro grande tema della poetica di Anne: il rapporto incestuoso, incompiuto e ferocemente contraddittorio con il padre-Dio attraverso cui la figlia-Puttana si compie completamente in poetessa. Ecco che emerge il concetto di “Ragazza Cristica”, mirabilmente esplicato dalla poetessa e traduttrice Rosaria Lo Russo (alla quale dobbiamo la maggior parte delle traduzioni di Anne in Italia): l’identificazione della donna con il figlio di dio, simbolo del sacrificio, del dramma femminile, dell’aspirazione a una osmosi con il padre che non può avvenire se non attraverso il peccato, la perdizione, l’impossibilità di riconciliazione della natura impurificabile di Madonna-Cagna (“Ms. Dog”) con la massima dimensione del Sacro che, in ultima analisi, è un attraente, abitudinario abusatore.

    “E’ un po’ che

    mi faccio chiamare

    Madonna Cagna.

    Perché?

    Perché sono io l’anima

    che ha perduto l’animale

    e pure l’animale che ha perduto l’anima.

    Capito?” ci chiede Anne nella bestemmia più prossima a una preghiera che si possa rivolgere alla Poesia.

    E cos’è la Poesia se non l’assoluta elevazione della follia, sacramento dell’estro, erotismo del sacro? “Crazy Annie baby” (come Anne veniva chiamata dal padre, intransigente educatore e convinto alcolista) è certa di scrivere “poesia mistica”, definizione che si accoglie in pieno se si concepiscono i suoi versi come una lama che sfronda le convenzioni perbeniste e giunge alla radice sensoriale dell’esistenza oppure, al contrario, ricerca l’involuzione dell’io fino al seme originario nel ventre materno.

    ”Il Libro della Follia”

    Anne, instancabile autrice, icona americana e istrionica Performer tra il foglio e la carne, vincitrice del premio Pulitzer nel 1967, dà alle stampe il famoso e conturbante “The Book of Folly” nel 1972. Nella traduzione italiana della Lo Russo, “Il libro della follia”, edito in Italia da La Nave di Teseo nel 2021, è un’opera complessa e intricata, in cui i versi si affiancano a composizioni prosastiche che non abbandonano la ritualità della sregolatezza, esacerbando – a ragione e a dovere- tematiche come l’anoressia, il femminicidio, la malattia mentale, la genitorialità falcidiante, le coazioni religiose, il mito del suicidio, la barbarie (comunemente accettata) del maschilismo borghese.

    In questa raccolta, il dato biografico è uno stillicidio ritmico che rende l’opera un’efferata ballata in cui ogni tentativo del lettore di afferrare l’esilità mastodontica di Anne fallisce nell’inciampo sulla sua tenera e brillante scelleratezza.

    “ (…)

    Sono vuota. Sono demente.

    La Morte è qui. Non esiste

    altra sistemazione. Neve!

    Ecco il segno, la butterazione!

     

    E tu intanto versi il tè

    con mani gentili di bell’uomo.

    Poi, con premeditazione,

    punti l’indice alla mia tempia e dici

    “Troia suicida! Vorrei prendere

    un cavatappi e sturarti le cervella

    così non torneresti più indietro mai più.”

    Chiudo gli occhi sopra la tazza fumante

    e Dio mi mostra i Denti.

    (…)” scrive Anne mostrando come la dissacrazione riveli l’orrore del sacro, come un turpiloquio sia la condanna della purezza e come l’idea del suicidio possa sembrare il modo più congruo di costringere Dio a mostrare l’aculeo dei suoi troppi denti. Gli stessi denti che, per eccesso d’amore non corrisposto, si ritrova in bocca la vittima più contrita:

    “(…) Conosco il sesso maschile e ci marcio

    sopra con il dito indice.

    Bocca e ano sono tutt’uno.

    Io sono al centro della sensazione (…)” ma rimane il dubbio che, contro la violenza, ci sia solo la crudezza libidica della Poesia.

    “Anna che era matta”, tra i membri della sua famiglia, si immedesima soltanto nell’omonima zia zitella e clinicamente folle, l’unica dalla quale si sente compresa. Anne, espulsa dall’afflato di un utero materno disumanizzato, estromette affettivamente ed eroticamente la madre, rifugiandosi nell’idea del blasfemo incesto con il padre, al quale concede un lungo e ossessivo ballo sponsale, consacrando al dolore la leggiadria della solitudine femminile:

    “(…) Tu ballavi solo con me, senza dire una parola.

    Ma il serpente parlò

    quando mi hai stretta più forte.

    Quel serpente, beffardo, si destò al contatto,

    si eresse come un grande dio.

    E noi, l’una dell’altro

    i colli reclini attorcigliammo

    come due cigni solitari”. E’ il sacro che preme contro la donna in una morbosità apnoica che spinge alla deturpazione dell’umanità in cui si riscopre il piacere di ciò che non si può fare, sfuggito per istinto di sopravvivenza a qualsiasi proibizionismo morale.

     

    “Madre di fuoco, fammi restare presso il tuo vorace accesso

    mentre il sole ti muore fra le braccia sciogli il tuo peso tremendo” è forse l’urlo più assordante e, insieme, la preghiera più devota che una donna possa rivolgere a sé, mentre s’inchina a un’altra donna.

     

    Gisella Blanco

    Latest Posts

    Da non perdere