La scrittrice Susanna Tamaro è tornata in libreria con un nuovo saggio, intitolato La via del cuore. Per ritrovare senso nella vita, edito da Solferino. Il volume, pubblicato nel 2025 e composto da 176 pagine, propone una riflessione profonda sulle condizioni dell’essere umano contemporaneo, sul senso della vita e sull’urgenza di riappropriarsi di ciò che costituisce la nostra natura.
Il ritorno in libreria di Susanna Tamaro
Attraverso una scrittura che mescola memoria, pensiero filosofico e analisi della modernità, Tamaro articola la sua inquietudine: la tecnica che avanza, la manipolazione dei pensieri, l’essere umano sempre più trattato come “una cosa fra le cose”. L’autrice parte da una citazione del biologo ed etologo Konrad Lorenz – che nel 1983 denunciava la deriva dell’umanità – per declinare oggi un interrogativo: siamo ancora capaci di custodire ciò che rende l’uomo umano?
Nel suo nuovo testo Tamaro riprende i temi che hanno caratterizzato la sua produzione – la ricerca del senso, il rapporto con il mistero, l’umanità in bilico – ma li declina in una chiave saggistica esplicita, diretta a un pubblico ampio. Il libro è presentato come una raccolta di riflessioni che coprono un arco di oltre vent’anni e che ora si condensano in una scelta editoriale che intende essere monito e stimolo.
Il libro segna un ritorno di Tamaro nell’ambito saggistico dopo alcuni progetti narrativi e riflessivi precedenti: una ripresa dunque non solo editoriale ma anche tematica, in un momento in cui – sottolinea la scrittrice – “le prospettive dell’umanità sono estremamente cupe”.
La via del cuore: perché Tamaro sceglie questo titolo
Il titolo “La via del cuore” non è solo evocativo: racchiude l’intera visione del libro. Tamaro intende indicare una direzione – una via – che passa attraverso la dimensione del cuore, inteso come centro della vita, della sensibilità, della relazione con il mistero. In un mondo dominato da tecnologie, social network, stimolazioni continue e dalla “velocità dello sviluppo tecnico” (così l’autrice), la via del cuore emerge come scelta controcorrente.
Nel testo si legge che «lo smottamento della nostra natura è iniziato diversi secoli fa», che «quando incrocio gli occhi spenti dei bambini piccoli … leggo il capolinea evolutivo di una specie che ha divelto le radici profonde della sua natura». Queste immagini forti servono a mostrare quanto la distanza tra l’essere umano e il suo cuore sia diventata non solo metaforica ma reale.
Il cuore, dunque, torna a essere elemento simbolico e concreto: la capacità di ascoltare, di meravigliarsi, di costruire un rapporto con la vita fuori dal costante rumore del mondo. Tamaro riflette sul fatto che «la malattia dell’epoca moderna è l’ablazione del cuore. Abbiamo sostituito il cuore di carne con un cuore di pietra». È un invito a tornare all’essenziale, alla lentezza, allo sguardo sulla interiorità che l’autrice considera ormai quasi dimenticato.
I contenuti chiave del saggio: riflessioni e punti critici
Il nuovo libro della Tamaro muove da affermazioni e citazioni che mettono in evidenza la gravità della situazione contemporanea. Si parte dalla prefazione di Konrad Lorenz al suo libro Il declino dell’uomo (1983), in cui l’etologo metteva in guardia riguardo alla possibilità dell’umanità di autodistruggersi tramite armi nucleari e al declino delle doti che fanno dell’uomo un essere umano. Tamaro riprende quelle parole per dire che oggi, pur senza necessariamente il rischio atomico immediato, viviamo in una condizione di declino interno.
Tra i temi principali:
- La tecnocrazia e la manipolazione del pensiero: Tamaro scrive che «l’irrompere dello smartphone e dei social nelle nostre vite non è stato molto diverso dalla bomba». Il paragone forte serve a descrivere quanto l’abuso dello schermo, della stimolazione continua, abbia impatto sulla mente umana.
- Il cambiamento dell’umano: la scrittrice ribadisce che l’uomo non è solo un mammifero dell’ordine dei primati, ma qualcosa in più, una proposizione falsa se ridotto solo a questo. Il riferimento è alla citazione di Lorenz che Tamaro riporta: «Dire che l’uomo è un mammifero dell’ordine dei primati… ma affermare che “l’uomo non è null’altro che un mammifero nell’ordine dei primati” è… falsa».
- Le nuove forme di dipendenza: Tamaro argomenta che i cervelli sottoposti alla stimolazione continua dello schermo «si riducono», perdendo la capacità di applicarsi su compiti complessi, rendendosi succubi della facilità dell’immediato. Questo accostamento alla tossicodipendenza viene utilizzato per sottolineare quanto la società digitale stia intervenendo profondamente sul funzionamento della psiche.
- La crisi del periodo nascente, la maternità, il significato della vita: la scrittrice propone che il nostro tempo sta “cedendo” nella dimensione della cura e della pazienza, tipiche dello spirito femminile (inteso non come genere ma come virtù), e denuncia l’odio per la vita come “alga tossica” che invaderebbe la nostra società.
- Il senso della morte, la rimozione del limite e la perdita della meraviglia: Tamaro scrive che la rimozione della morte — l’assoluto tabù delle società avanzate — chiude «il cerchio dell’odio per la vita». In altre parole: se la vita non è accolta come dono, se la morte è negata o burocratizzata, allora la relazione con l’essere umano si svuota di senso.
- L’appello al discernimento: Il bene, secondo Tamaro, genera altro bene (seppure con tempi misteriosi), mentre il male può produrre solo altro male. È una visione morale, ma anche pedagogica: la via del cuore implica una scelta personale, non solo sociale.
Susanna Tamaro, la via del cuore come scelta di umanità
Con «La via del cuore. Per ritrovare senso nella vita», Susanna Tamaro propone un richiamo forte: l’umanità non è un bene garantito. Il progresso tecnico, la manipolazione dei pensieri, la perdita del senso della morta e della vita, la distrazione permanente sono segnali di declino — non catastrofici nel senso mediatico, ma reali nel quotidiano.
Ma Tamaro non si arresta alla denuncia: suggerisce una via, pratica e interiore, che passa attraverso il silenzio, l’osservazione, la meraviglia, la cura del cuore. È una via che chiede responsabilità, ascolto, radicamento. È una proposta che – pur non essendo “strumento” per la società – pone le condizioni per una trasformazione personale che può riverberare nella collettività.



