domenica, Ottobre 17, 2021
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    Tra filosofia e letteratura: gli scritti inediti di Simone de Beauvoir

     

    Il confine tra conoscenza e comprensione è labile. Conoscere una situazione non significa averla compresa, non significa sapersi districare con metodo tra le dinamiche implicate in quella determinata situazione, individuandone cause, effetti e conseguenze.

     

    La femminilità, una trappola

    Eppure, il confine non può (e non dovrebbe) trasformarsi in un limite (del linguaggio e del pensiero). È in questo momento che interviene la letteratura per aprire un varco, lasciare una traccia, generare un movimento. Un esempio di letteratura come varco, traccia, movimento sono gli scritti inediti recentemente tradotti e pubblicati da L’orma editore di Simone de Beauvoir, La femminilità, una trappola.

    Coprendo un arco temporale che dal 1927 arriva agli inizi degli anni Ottanta, gli scritti di Simone de Beauvoir hanno il merito di restituire, in lingua italiana, il ritratto filosofico, politico e sociologico di colei che rappresenta l’icona del femminismo.

    È possibile rintracciare la chiave di lettura nel primo testo. Datato 1927, si tratta di uno scritto pubblicato sul sesto numero del «Bulletin de méthode» des Équipes sociales con riferimento ad un ciclo di interventi dedicati, apparentemente, alla lettura di romanzi. Con Simone de Beauvoir la realtà si può analizzare da più angolazioni.

    Quel che appare non è mai quel che è

    Penetrare il suo mondo significa affondare, anima e corpo, nell’edificio intellettuale, rappresentato dalla sua voce, dove i confini tra filosofia e letteratura vengono, nel tempo, a delinearsi sempre di più, tracciando un percorso metodologico di studio e approfondimento che attinge dal personale per confluire nel collettivo (un percorso ben ravvisabile nel passaggio da Per una morale dell’ambiguità a Il secondo sesso).

    Per il suo ciclo di interventi sulla lettura, Beauvoir sceglie La principessa di Clèves di Madame de La Fayette e si domanda:

    «Quale può mai essere, allora, il mio compito?»

    Non fornire una conoscenza «ma ispirare un amore. Così facendo, indicavo un metodo». Lo stesso metodo che, anni dopo durante il corso di studi al liceo Jeanne d’Arc di Rouen, proverà a trasmettere alle ragazze della sua classe attraverso la lettura e la riflessione e che le costerà la denuncia alla Commissione del dipartimento della Senna Inferiore quale “indegna” di svolgere il ruolo di professoressa per aver posto ad una alunna, in seguito a un dibattito sulla maternità, la seguente domanda:

    «Pensa quindi che non ci sia niente di più interessante per una donna che occuparsi dei figli?».

    Scalpore fu quello che generò questa domanda. Con conseguente richiesta di sospensione. Beauvoir non tardò a rispondere con una lettera indirizzata alla direttrice del liceo e che noi oggi possiamo leggere negli scritti tradotti da L’orma.

    La questione femminile

    Sulla questione femminile, la raccolta ha il merito di completare il dipinto di Simone de Beauvoir tra fenomenologia esistenzialista e antropologia strutturale. In questo quadro, la questione femminile ha un ruolo determinante anche in relazione alla sua vicinanza e contaminazione con Sartre.

    E sarà proprio quello di Sartre un racconto commovente e al tempo stesso razionale, a tratti intimo e sensuale che possiamo leggere in questa raccolta di scritti.

    il metodo filosofico e sociologico di Simone de Beauvoir e di Jean Paul Sartre

    Sul rapporto tra il metodo filosofico e sociologico di Simone de Beauvoir e quello di Sartre è interessante lo studio del professor Gregory Cormann dell’Università di Liegi che getta le basi di una archeologia femminista del pensiero francese contemporaneo alla cui sommità Beauvoir rappresenta la voce più autorevole, colei che ha avuto il merito di fondare la struttura di questa archeologia.

    Alla luce di questo studio, ci addentriamo con più consapevolezza nella lettura di Femininity, the Trap, pubblicato su Vogue nel 1947, ed È ora che la donna cambi il volto dell’amore, pubblicato su Flair nel 1950: articoli, questi, che fanno da apripista alla profonda e lucida riflessione che sarà alla base del manifesto del femminismo, Il secondo sesso.

    Della stessa matrice fa parte Madri nubili, contro l’ordine morale un articolo di denuncia scritto per Le Cause du people, organo del partito di ispirazione maoista Gauche prolétarienne, all’indomani della nascita del Mouvement de libération des femmes.

    L’articolo aveva come obiettivo la denuncia delle condizioni sociali, fisiche, psicologiche e morali, nelle quali versavano le ragazze tra i 13 e i 17 anni del centro di accoglienza per ragazze madri di Le Plessis-Robinson nella periferia di Parigi.

    Ragazze e fanciulle ritenute colpevoli di portare in grembo una nuova vita, emarginate dalla società, abbandonate dalla famiglia, rinnegate dalle stesse persone che hanno contribuito a quella nuova vita. Ragazze e fanciulle punite alle quali Simone de Beauvoir offre, come soluzione alla loro condizione, un’alternativa (come scrive Annie Ernaux nel testo posto in chiusura alla raccolta):

    la consapevolezza e la forza di agire

    È un atto rivoluzionario, scrive Beauvoir, che mira ad un cambiamento radicale del sistema con la speranza che venga «accolto con gratitudine non solo dalle femministe ma da tutte le donne, o almeno da quelle che non vogliono lasciarsi comandare a bacchetta, neanche con un anello al dito».

    Oltre trent’anni dopo la stesura di questi scritti è lecito domandarsi se stiamo percorrendo la direzione volta al cambiamento del sistema e quali sono le azioni che oggi andrebbero messe in atto per non rischiare di scivolare negli interstizi dove la femminilità è (davvero) una trappola.

     

    Sara Durantini

     

     

     

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